A tu per tu con la band rivelazione di X Factor 12, in uscita con il nuovo singolo intitolato “Come dici tu

Tempo di nuova musica per Silvia Ansaldi, Gianluca Vergani, Salvatore Falzone, Fabiana Lauro e Alessandro D’amico, alias i Seveso Casino Palace, originale ed energico gruppo musicale che ricordiamo per la loro partecipazione nel corso della dodicesima edizione italiana di X Factor. Si intitola “Come dici tu” il nuovo singolo della rock band milanese, disponibile in radio e sulle piattaforme digitali a partire dallo scorso 13 marzo. Approfondiamo con piacere la loro conoscenza.

Ciao ragazzi, benvenuti. Partiamo dal vostro nuovo singolo “Come dici tu”, com’è nato?

«Questo brano è frutto di ore ed ore di lavoro, abbiamo messo insieme tutte le idee per tirare fuori qualcosa che ci piaceva, c’è stata sicuramente una scrematura di materiale, diciamo una bella selezione, per poi arrivare al risultato finale, dove ognuno ha messo un po’ del suo. E’ una canzone che ci portiamo dietro da tempo, forse quella con la gestazione più lunga, questo perché abbiamo voluto metterla in piedi in maniera tale che fosse per noi perfetta. Non è stato semplice, avevamo delle cose scritte a cui volevamo dare voce, ma allo stesso tempo volevano trovare il modo migliore per esprimerle, curando ogni minimo dettaglio».

“Non la vivo la mia vita come dici tu” è uno slogan che suona come un manifesto, soprattutto in quest’epoca in cui vige un senso comune di omologazione, dove ciascuno si sente in diritto di esprimere la sua opinione. Cosa vi ha ispirato questo tipo di riflessione?

«Potrebbe essere un bello slogan anticonformista, anche se in realtà è nato come un semplice sfogo, inizialmente riferito ad una storia d’amore, per poi assumere un significato per noi molto importante, soprattutto dopo aver tagliato i ponti con alcuni nostri ex collaboratori, cominciato un nuovo percorso sotto tanti punti di vista. Non è stato un anno semplice per noi, la rabbia che c’è nell’intero pezzo è il frutto di quello che abbiamo vissuto nell’ultimo periodo. Il risultato è pura energia, voglia di riscattarsi e di non lasciarsi sopraffare».

Di tutto questo anticonformismo ne siete un esempio lampante, perché portate avanti la vostra natura e la vostra musica con determinazione, considerato che il genere che proponete non è di certo quello più in voga in questo momento. Questo può essere un vantaggio perché vi distinguete, non siete la copia della copia di qualcosa che già esiste. Come riuscite a non lasciarvi influenzare dalle tendenze e restare fondamentalmente voi stessi, senza subire il fascino delle mode?

«In realtà noi ci lasciamo influenzare tanto, ascoltiamo parecchia musica contemporanea e non soltanto il rock italiano o straniero del passato, ma quando entriamo in sala prove, suonando insieme da tanto tempo, tiriamo fuori un suono allineato, frutto di anni di una grande sintonia in sala prove. Non siamo una band che fa pop, pur essendo coscienti del tempo in cui viviamo, siamo abbastanza furbi da capire ciò che ci circonda e saper come inserirci nel meccanismo, ma alla nostra maniera, senza trasformarci in un prodotto impacchettato e vendibile, per noi è fondamentale mantenere la nostra identità».

Cosa vi ha lasciato di concreto l’esperienza di X-Factor?

«Ognuno di noi ha la sua risposta diversa, perché essendo un’esperienza molto personale la vivi sicuramente in maniera diversa a seconda del tuo carattere e del tipo di persona che sei. Come band ci ha sicuramente lasciato per prima cosa tante conoscenze fantastiche, amici veri che ci porteremo dietro per tutta la vita, ma anche l’opportunità di realizzare qualcosa di importante davanti ad un pubblico così grande, portandoci inevitabilmente a crescere, insegnandoci dei ritmi e degli standard lavorativi, a riconoscere determinati aspetti che non avremmo avuto modo di approfondire se non dopo ulteriori anni di esperienza».

Veniamo all’attualità, ovvero all’emergenza Coronavirus, stiamo realizzando questa chiacchierata tramite Skype non a caso, giustamente, ognuno da casa propria. Come state vivendo questo momento così particolare e inedito?

«Stiamo cercando di utilizzare questo tempo al meglio, scoprendo o riscoprendo determinate cose. In casa i ritmi è come se si dilatassero e lasciassero spazio a molti momenti di riflessione, stiamo vivendo sostanzialmente bene questo momento, osservando tutto quello che sta accadendo cercando di tirare fuori il meglio, ciascuno di noi con nuove idee, perché questa situazione stimola sicuramente il lato creativo, pur consapevoli che determinati aspetti della vita sono cambiati radicalmente, cerchiamo di trovare il lato positivo. Tendenzialmente quanto accaduto può aiutare le persone a ritrovarsi e a ritrovare la propria pazienza, fermarsi è importante per riordinare, pensare e riflettere su determinati aspetti che prima non consideravamo perché non ne avevamo semplicemente il tempo».

Per concludere ragazzi, “Come dici tu” e “Finta di niente” sono i due singoli inediti, i primi in italiano, che segnano per voi un nuovo corso discografico. Cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro dalla vostra musica? 

«Abbiamo la fortuna di aver lavorato molto bene negli ultimi mesi, consideriamo la musica che ne è uscita molto matura, soprattutto a livello di sound, abbiamo capito cosa vogliamo fare e come lo vogliamo fare. In seguito al cambio dall’inglese all’italiano, ci siamo abituati e abbiamo imparato a comunicare anche nella nostra lingua madre, questo ci aiuta ad arrivare maggiormente alle persone. “Finta di niente” e “Come dici tu” sono solo i primi due tasselli, ma ce ne saranno tanti altri. Siamo fieri del lavoro che abbiamo fatto, presto arriveranno un sacco di cose belle, mostreremo quelle che sono le nostre sfaccettature, facendo uscire anche brani diversi tra loro. Quello che cercheremo di mantenere in ogni canzone è il messaggio, per noi è importante trasmettere qualcosa, in modo particolare delle emozioni».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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