Siamo alla fine dei talent show italiani? - Recensiamo Musica

Siamo alla fine dei talent show italiani?

Che di polemiche ne abbiano conosciuto di ogni genere in questi anni è un dato di fatto ma nelle ultime settimane le discussioni sui tanto obiettati talent show si sono riaperte facendosi più aspre che mai. C’è chi grida all’imminente fine di quelli che in realtà sono stati solo dei programmi televisivi che altro non hanno fatto che ingannare pubblico e partecipanti, c’è chi sostiene che ormai già da alcuni anni di musica non ne sia contenuta più e che l’interesse è esclusivamente un fatto di share e ascolti, e chi ostinatamente difende la posizione della legittimità di questa vetrina musical-televisiva attaccata su tutti i fronti sempre più insistentemente.
La polemica è partita dall’annullamento dell’unica data annunciata del primo tour di Elodie prevista per le prossime settimane. L’annullamento è stato spiegato con il cambio totale di management e produttore (addio ad Emma e la sua Francesca Savini per sostituirle con Mr. Fabrizio Giannini, già al fianco di Tiziano Ferro da diversi anni) che avrebbero optato per altri progetti per il futuro della cantante dai capelli rosa. Immediatamente i mal pensanti hanno colto la palla al balzo gridando “non fa il concerto perché non ha venduto abbastanza biglietti e dopo un Festival di Sanremo vissuto in prima linea è grave: la sua carriera è già finita”. Ecco che allora il tutto si somma alla stessa situazione che qualche mese prima aveva vissuto anche Sergio Sylvestre, il gigante buono che aveva battuto Elodie ad Amici, che aveva annullato un’intera tournée “per altri progetti lavorativi” che poi si sono concretizzati nel nuovo album ma che subito fecero pensare ad un numero piuttosto basso di biglietti distribuiti che, coniugato ai deludenti risultati di vendita, avrebbero fatto gridare ad un enorme flop fin da subito. L’ultimo ad aggiungersi alla fila è stato Alessio Bernabei, anche lui partecipante all’ultimo Festival, che ha prorogato l’uscita dell’album al prossimo autunno e di conseguenza anche le due date live in anteprima programmate a Roma e Milano.
Insomma, casi sospetti ce ne sono stati davvero negli ultimi mesi ma sono abbastanza per proclamare la fine dei talent show e della loro rilevanza per il nostro mercato discografico? Difficile dare una risposta univoca perchè la realtà è parecchio più complessa di quanto vogliano farci credere coloro che rispondono con convinzione “si”, oppure “no”, basandosi probabilmente su di una propria “ideologia” pregressa.
I talent show possono considerarsi finiti se davvero analizziamo i dati di vendita di dischi e di biglietti che i nuovi ragazzi riescono ad ottenere: non c’è alcun paragone possibile con quelli che raccoglievano Alessandra Amoroso o Emma ad inizio carriera.
È anche vero però che il mercato è costantemente in movimento e in evoluzione: ora esiste lo streaming, che di fatto toglie parecchia importanza alla vendita reale e concreta che all’epoca dei primi successi negli anni 2009/10 era l’unica realtà esistente (legalmente). Oggi la scena discografica è estremamente più satura rispetto a quanto lo era dieci anni fa quando lo spazio per ragazzi giovani e popolari c’era eccome: a furia di lanciare almeno 4/5 nuovi artisti all’anno quei posti si sono naturalmente esauriti. Ne deriva il fatto di come il mercato si sia via via frammentato non riuscendo più a garantire grandi numeri di vendita a poche realtà ma dandone poche ciascuno. E qui entra in scena la discografia che, al contrario del mercato, non si è nient’affatto evoluta scaricando dopo un album chi non ottiene i grandi numeri che ci si aspetta sulla base di antichi ricordi.

Che fare dunque? Probabilmente dare il tempo al mercato di realizzare una “selezione naturale” e creare, in conseguenza, nuovi posti nella realtà discografica sarebbe la migliore delle possibilità peccato che fermare macchine televisive che, nonostante tutto, continuano a macinare ottimi ascolti non è una gran trovata dal punto di vista di chi quei programmi li produce.

Ma torniamo alla domanda iniziale: sono davvero in crisi i talent show? Penso di poter affermare con abbastanza certezza che artisticamente non lo sono e non lo sono mai stati, anzi. Certo è che discograficamente la situazione è molto più difficile di quanto poteva esserlo all’inizio di questa parabola mediatica partita (ufficiosamente almeno) dalla stagione 2007/2008 con i primi fenomeni televisivi (Giusy Ferreri e Marco Carta).
Un’altra riflessione mi sorge però spontanea: davvero qualcuno si aspetta ogni anno un Marco Mengoni o una Alessandra Amoroso capaci di ottenere dischi di platino a valanghe e successo per ogni loro pubblicazione? Anche se i talent non fossero in crisi sarebbe comunque un’impresa difficile: i fenomeni (musicali certo ma non solo) non nascono tutti i giorni. C’è chi però afferma che questi fenomeni non avvengono da molto e che spesso nemmeno i vincitori riescono ad affermarsi con buoni risultati al di fuori di questi contesti. Assolutamente vero da una parte, pensiamo a Giosada o ai Soul System che malgrado la vittoria di XFactor appaiono mediaticamente e popolarmente già lontani dalle scene che contano, ma occorre ricordare anche il caso The Kolors che neppure 3 anni fa si sono imposti con un album quarto disco di platino (200.000 non furono raggiunte né da Mengoni, nè da Alessandra Amoroso nè tantomeno da Emma tanto per dirla tutta). Certo, il futuro è sempre incerto ma lo è per tutti in un sistema in cui oramai la musica è un bene di consumo e non più un piacere.
Forse sarebbe solo il caso di trovare nuovi contesti, nuove realtà, nuovi obiettivi, nuovi meccanismi e magari nuovi confini musicali in grado di trovare qualche altro posticino in attesa che qualcosa succeda… Magari arriva qualche altro fenomeno che scaglia via tutte queste nubi o magari la discografia torna a fare davvero il suo lavoro investendo su meno “personaggi” ma creando a ciascuno una carriera solida basata sulla musica piuttosto che sulla TV, sull’unicità piuttosto che sull’omologazione. Sfida difficile ma non impossibile basta che lo capisca qualcuno di quelli “che contano”.

Lasciatemi però spendere due parole su quelle PERSONE che chiunque attacca quando si parla di questo argomenti: i ragazzi, che sia Elodie piuttosto che Alessio Bernabei, non sono la causa di ciò che stiamo vivendo ma ne sono in qualche modo l’effetto e sono i primi a pagarne le conseguenze. Evitiamo di scagliarci su di loro in modo personale, sono ragazzi che seguono un sogno: non fanno nulla di male e soprattutto ognuno di loro merita rispetto perlomeno come persona.
Seconda considerazione va verso Maria de Filippi (e simili) che puntualmente è raffigurata come la “responsabile della morte della musica italiana”: lei fa il suo lavoro che è fare televisione, per la musica bisognerebbe parlare con chi la fa davvero e dunque le case discografiche. Che poi qualcuno un giorno mi deve spiegare perché la De Filippi vada condannata puntualmente mentre X-Factor è immune da ogni critica generalista. Bah…

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

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