A tu per tu con la cantante, fuori con il singolo “Ho visto un sogno” che anticipa il suo terzo album di inediti

Tempo di nuova musica per Silvia Nair, talentuosa artista in uscita con il singolo “Ho visto un sogno”, disponibile in rotazione radiofonica e negli store digitali per Ala Bianca Records a partire dallo scorso 5 giugno. Il brano, prodotto di Franck Van Der Heijden e Michael La Grouw, mescola la voce straordinaria e tipicamente italiana della cantante con un sound internazionale, dall’attitudine rock e dell’approccio sinfonico. 

Ciao Silvia, benvenuta. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Ho visto un sogno”, cosa racconta?

«Racconta l’importanza del sogno, inteso come visione, obiettivo da perseguire, che da sempre alimenta ed indirizza la vita dell’uomo. Il sogno ha uno straordinario potere: infondendo coraggio e determinazione, fa superare pregiudizi, limiti ed ostacoli, permettendo così di raggiungere traguardi impossibili. Il messaggio del brano è che “I sogni scrivono storie, i Sogni cambiano la Storia!”».

Un brano che sembra essere stato scritto per l’attuale momento storico, quali pensieri e quali stati d’animo ti hanno accompagnata durante la fase di composizione del brano?

«Ero negli storici Wisseloord Studios di Hilversum (Olanda), in pieno fermento creativo, quando ho composto la musica insieme all’olandese Michael La Grouw. Una strofa poetica che sfocia in un inciso potente ed esplosivo. Il mio produttore artistico Franck van der Heijden ha colto l’essenza del brano e ha realizzato un arrangiamento rock sinfonico. Un brano dal carattere epico, che richiedeva un testo dal significato universale, che ho scritto un mese dopo».

A livello testuale, secondo te, c’è una frase che rappresenta e sintetizza al meglio il significato dell’intera canzone?

«Direi queste due: “Va’, sogna per vivere, sogna per correre finché fiato avrai”. “Ho visto un sogno esplodere, infiammare gli animi e morire e vivere per lui…”».

Dal punto di vista narrativo, cosa aggiungono le immagini del videoclip?

«Il testo e il soggetto del videoclip sono stati ispirati da un mio incubo notturno. Il video è visionario, ambientato nel deserto in un tempo e spazio indefiniti, dove vago sola in preda allo sconforto, quando scorgo un vecchio televisore emergere dalla sabbia, che trasmette immagini di personaggi e di eventi emblematici del XX secolo. Il messaggio è potente: il sogno migliora la vita di chi lo possiede e porta progresso all’umanità. Quel sogno che dà forza e coraggio anche alle comunità discriminate e ai popoli oppressi per conquistare i diritti umani e civili, l’indipendenza e la libertà».

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Ho amato la musica fin da bambina. Ho studiato pianoforte al Conservatorio durante le medie e il liceo. Appartenendo ad una famiglia di notai ed avvocati, la laurea giurisprudenza e la pratica notarile sembravano la direzione naturale, quando ho abbandonato tutto per inseguire il sogno della musica. E lì ho scoperto la forza del canto».

Quali ascolti hanno influenzato e ispirato il tuo percorso?

«Sono onnivora di musica e in altri ambiti, curiosa e senza pregiudizi. Con la mamma ascoltavo l’opera e i grandi cantanti americani, quali Elvis Presley, Frank Sinatra, Barbra Streisand; con mia padre repertorio pianistico e sinfonico; con miei fratelloni pop e rock anglo-americano, Pink Floyd, Queen, David Bowie, Elton John..».

Lungo il tuo percorso hai incrociato il cammino di artisti straordinari, da Lucio Dalla a Franco Battiato, passando per Claudio Baglioni, Ron e Andrea Bocelli. Cosa ti hanno trasmesso di concreto tutti questi incontri?

«Amo frequentare persone migliori di me, per imparare, arricchirmi, sfidarmi. Dall’immenso Lucio Dalla ho appreso il divertimento, pur facendo musica di grande valore; da Battiato la ricerca e l’esplorazione di nuovi territori musicali; di Ron mi ha colpito la signorilità e la sensibilità; di Baglioni la sua voce e la sua energia incontenibili; da Bocelli il primo grande apprezzamento sulla mia voce».

Il mondo della musica è sicuramente tra quelli più colpiti dalla crisi economica causata dalla pandemia. Come pensi ne uscirà l’industria discografica da tutto questo?

«Momento durissimo per tutto l’entertainment. Se consideriamo che la musica live dà ossigeno all’industria discografica da anni in grande sofferenza, le previsioni non sono rosee. Ma la cosa più grave è che in Italia, a differenza di altri paesi europei, la musica non è considerata un lavoro e, in quanto tale, rispettata, valorizzata, tutelata. Il nostro settore sta chiedendo al Governo provvedimenti che colmino questo vuoto, ma è mia opinione che il problema parta dalla gente, che considera giustamente la musica divertimento, evasione, emozione, ma quando è fatta professionalmente e non per hobby, diventa fonte di arricchimento personale perché Arte e Cultura».

“Ho visto un sogno” anticipa l’uscita del tuo terzo album di inediti, cosa dobbiamo aspettarci a riguardo?

«Un potente e coinvolgente album pop e rock sinfonico, dalla straordinaria produzione internazionale e con prestigiosi special guest».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Ho sempre inseguito il sogno e il bisogno di fare musica di qualità ma emozionante, comunque “popular”. Oggi mi rivolgo a un pubblico che abbia voglia, tempo, cuore e cura per le cose belle. Ma il mio obiettivo è di arrivare ad un pubblico più vasto possibile per trasmettere un messaggio di amore per la vita, per se stessi, per l’altro, un messaggio di forza, di speranza, di energia positiva. E mai come in questa epoca ce n’è tanto bisogno».

© foto di Fabrizio Fenucci

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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