Simonetta Spiri

Recensione del nuovo singolo di Simonetta Spiri

Elegante è un aggettivo che parrebbe oggi desueto, abituati come siamo a un’Italia in cui sembrano vincere sempre sguaiatezza e volgarità. Ce lo dice la tv, ce lo dice la politica, ce lo dice anche la musica con le tante canzoni cariche di sciatteria, scurrilità e superficialità che arrivano ai primi posti delle classifiche. E l’epoca social non ha fatto altro che acuìre questo concetto, dando un’eccessiva visibilità alla mancanza di tatto, educazione e gentilezza delle persone.

A chiunque è capitato di essere ferito anche da un solo semplice commento e Simonetta Spiri si ispira proprio a tutto ciò nel suo nuovo singolo – appunto “Elegante“, pubblicato lo scorso venerdì 13 gennaio su etichetta Courage Live, prodotto da Enrico ‘Kikko’ Palmosi e scritto dalla stessa Simonetta insieme a Diego Ceccon, Davide Sartore e Emilio Munda – per invitare a non farsi condizionare troppo dai giudizi altrui, rispondendo con eleganza a chi conosce solo indelicatezza.

Canzone che si schiera contro chi spara sentenze |

Emblematico l’incipit (“Guai puntare il dito sui più deboli, mai sparare a zero senza un alibi“) in un testo che non vuole lasciare nè dubbi né fraintendimenti: Simonetta si schiera da subito contro chi spara sentenze nei confronti di un altro individuo, senza conoscerne il passato e le battaglie vissute. Oltre all’idea di porsi dalla parte opposta, c’è però anche un invito al cambiamento, alla condivisione, a cercare di essere migliori. “Siamo ancora qui, ma non per farci male“, è il messaggio di uno special dove l’elemento fondamentale è la ricerca di un’unità tra tutti.

La cantautrice sarda consiglia, esorta, ammonisce, parla agli altri ma lo fa anche di sè stessa. Il testo diventa spiccatamente personale quando canta “Io non li voglio quegli abbracci che lanciano coltelli appena te ne vai“, tema a lei molto caro e già raccontato in “Dopo mi uccidi“, uno dei suoi brani più noti. Ma lo è ancora di più nella rivendicazione orgogliosa “Giù le mani dalle mie diversità“, rivolta contro chi, negli anni, ha cercato di smussarle il suo marcato accento sardo, che invece è proprio ciò che la rende maggiormente riconoscibile.

Vestito fresco e spensierato per un inno al menefreghismo |

A parole così dure, dirette, pungenti, Simonetta sceglie però di contrapporre delle sonorità fresche e spensierate, a metà tra r’n’b e un pop ballabile, che spezzano l’intimità dei suoi precedenti singoli e strizzano l’occhio al suo secondo album di inediti “Quella che non vorrei“, uscito dieci anni fa.

Un mondo che si rivela ideale per quello che, nel ritornello, diventa a tutti gli effetti un inno al menefreghismo: dare “le spalle, con una pirouette sulle punte” al pregiudizio. Ignorare le cattiverie altrui è fondamentale per vivere un’esistenza più serena e cambiare così “i tuoi giudizi in perle“.

In conclusione |

Uscita da Amici quando attorno al programma di Maria De Filippi non c’era ancora l’attenzione discografica di oggi, Simonetta è tra le poche partecipanti ai talent di quell’epoca che è riuscita a continuare a proporsi sul mercato con regolarità. Oggi, ancor prima che artista, è una donna libera, serena, in pace con la propria vita e questo si riflette nella sua proposta, inscindibile dal suo vissuto.

Ha trovato una sua strada personale, senza farsi influenzare dal mondo musicale circostante, sa prendersi i suoi tempi ed esce solo quando sente di aver qualcosa da dire. La sua musica nasce unicamente da esigenza comunicativa ed è quindi mossa solo dall’occasione di verità che rappresenta, riuscendo a risultare sempre autentica.

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Nick Tara

Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.

By Nick Tara

Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.

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