Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Solamente un incubo” di Nesli
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2012 con “Solamente un incubo” di Nesli.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Solamente un incubo” di Nesli
“Solamente un incubo” è una canzone che scava senza protezioni nella memoria, nella colpa e nella disillusione. Pubblicato il 31 ottobre 2012 come quarto estratto dall’album “Nesliving Vol. 3 – Voglio” di Nesli, il pezzo segna uno dei momenti di maggiore esposizione emotiva dell’artista, sospeso tra rap, cantautorato e confessione spirituale.
Il corpo centrale del testo è una lunga, quasi ossessiva, enumerazione. Tutto viene passato al setaccio: parole, azioni, speranze, errori. Nulla viene risparmiato. Nesli non cerca frasi ad effetto, ma verità. Quello che ho dentro non ha parole è forse la sintesi più efficace: il dolore non sempre è raccontabile, ma pesa comunque.
Uno dei temi più forti è la memoria degli errori. Le delusioni non vengono rimosse, ma custodite. Toccare il fondo diventa esperienza formativa, anche quando lascia ferite. L’odio incontrato “senza sapere” racconta un mondo ostile, impreparato alla fragilità. Eppure, in mezzo al caos, c’è una responsabilità rivendicata: tutto ciò che ho scelto l’ho scelto io. Nessun alibi, nessuna fuga.
“Solamente un incubo” non promette riscatto, non chiude con una morale positiva. Accetta l’imperfezione come condizione permanente. Chiede scusa ai genitori, ai fratelli, alle persone care, ma soprattutto a se stesso. È una canzone che non vuole piacere, ma dire la verità.
Il testo di “Solamente un incubo” di Nesli
Pensavo che la vita fosse solamente un incubo Ma non sapevo cosa mi aspettasse Mentre fissavo il soffitto in camera da piccolo Ricordo ancora che Mia madre mi diceva il mondo è tuo vai conquistalo Perché non c’è niente da perdere Non avere paura e non sentieri mai il più piccolo Perché ciò che sogni puoi prendere
Tutto quello che ho visto non ha valore Quello che ho detto non ha importanza Quello che ho dentro non ha parole E quello che ho fatto con la speranza Le volte che ho deluso me le ricordo Quello che si prova toccando il fondo L’odio che ho trovato senza sapere E quello che ho sbagliato senza volere Tutto ciò che ho scelto l’ho scelto io Tutto quello che ho pensato per restare vivo Quello che ho capito è solo grazie a Dio Di tutto quanto quello che ho perso vedrò il motivo Quello che ho cercato per sentirmi bene Con lo sguardo al cielo mentre cade la neve Tutto quello che ho gridato fino a perder fiato Tutto ciò che ho scritto a me è capitato
Perdono padre non sono come mi vorresti Troppo incasinato Se solo tu sapessi Non posso farci niente ditelo ai miei genitori Se qualcuno ci ha rubato tutti gli anni migliori Non posso farci niente ditelo a chi mi è caro Sul palco, la luce e poi si apre il sipario Le cose vanno sempre come devono andare E alla fine non resta più quasi niente da dare Scusate se non ho capito molto dalla vita Se per non sbagliare faccio una gran fatica Se vedi i miei fratelli di loro che sto bene Che ho provato a dare il meglio Ma non sempre il meglio viene Perdono padre non sono come mi vorresti Troppi fallimenti troppi compromessi Non posso farci niente se mi perdo sempre Se mi faccio male continuamente.