Solchi, parliamo dell’album “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli

Ho visto anche degli zingari felici Claudio Lolli

Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “5” delle Bambole di Pezza. A cura di Marco Baroni

In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.

In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.

Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.

Il nostro viaggio prosegue con “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli pubblicato da EMI nel 1976.

Solchi, parliamo dell’album “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli

Ho assistito ad un concerto dove i musicisti di questo disco hanno eseguito per intero le nove canzoni, senza interruzioni. A parte che è un capolavoro, e di pause ce ne sono poche, perchè è una dolcissima suite di circa quaranta minuti, però è stato magico.

Questo è l’apice della carriera del bolognese Claudio Lolli, cantautore sopraffino appartenente alla corrente certo politicizzata della grande espansione artistica anni ’70, ma anche più umana e allo stesso tempo, poetica.

“Ho visto anche degli zingari felici” si divide in 2 tracce, la prima e l’ultima, e affronta la superficialità umana in modo straordinario, per poi aprirsi in questo ritornello che è il titolo, che lascia spiazzati, proprio perchè se c’è un essere umano che non ha radici e/o fissa dimora è proprio lo zingaro, che può però essere davvero puro per questo.

D’altro canto si prosegue con “Agosto” sulla strage ferroviaria dell’Italicus, mentre con “Piazza bella piazza” si ritorna a Bologna, dove l’unione fa la forza ed è solo un’illusione perchè si scopre di essere così forti solo dopo le stragi e i lutti.

“Primo maggio di festa” ci racconta la fine della guerra in Vietnam nello stesso momento in cui il cantautore perde il padre. “La morte della mosca” ci dice che la fine non riguarda solo persone, eventi e grandi periodi storici, ma anche banalmente la vita appunto della mosca, geniale. 

“Anna di Francia”, sempre attorno alla piazza, diventa una splendida protagonista della libertà femminile. “Albana per Togliatti” ci conduce verso il reprise che chiude il concept “Ho visto anche degli zingari felici”. Consiglio ai più “coraggiosi” di questi tempi “digitali” l’ascolto, perchè anche se lontano nel tempo, questa è storia. 

Scritto da Marco Baroni
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