Solchi, parliamo dell’album “Il pianoforte non è il mio forte” di Francesco Baccini
Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “Il pianoforte non è il mio forte” di Francesco Baccini. A cura di Marco Baroni
In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.
In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.
Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.
Il nostro viaggio prosegue con “Il pianoforte non è il mio forte” di Francesco Baccini pubblicato da CGD nel 1990.
Solchi, parliamo dell’album “Il pianoforte non è il mio forte” di Francesco Baccini
Questo secondo disco segna il successo di Francesco Baccini. Il suo estro musicale unito a canzoni fresche, irriverenti e immediate, dotate di quel piglio cantautorale che unito al talento pianistico ne fece un prodotto altamente commerciabile.
Prodotto da Giorgio Conte, all’interno anche “Sotto a questo sole” in duetto con i Ladri Di Biciclette che oltre a vincere il Festivalbar, rimane tutt’oggi un brano conosciutissimo. Ma l’attenzione va rivolta alla bellezza intrinseca de “Le donne di Modena” con il suo tratto descrittivo splendido, il tiro walzeroso de “La giostra di Bastian”, storia meravigliosa, fino a “Coatto melody” con la marimba risonante. La title track, è a metà tra sonata classica e un blues, meraviglioso brano sul corteggiamento.
“Tir” è un rock splendido con un’idea formidabile, uno dei pezzi più potenti di questo album. “Berenice”, autentico ritratto di una donna distante, un Baccini infatuato del silenzio di una donna. Fantastico.
Arriviamo a “Genova blues” firmata anche da Fabrizio De Andrè che canta meravigliosamente nel brano, insomma, non si poteva avere una collaborazione più importante per questo secondo lavoro, il pezzo verrà riproposta spesso. Grande album, suonato magistralmente, uno dei ricordi migliori di quel periodo lontano in cui i dischi si facevano con una cura disarmante e il tempo di metabolizzare le idee. Ri-scoprite.