Solchi, parliamo dell’album “La paura in tasca” di Anna Castiglia

La paura in tasca Anna Castiglia

Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “La paura in tasca” di Anna Castiglia. A cura di Marco Baroni

In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.

In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.

Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.

Il nostro viaggio prosegue con “La paura in tasca” di Anna Castiglia pubblicato da Sony nel 2026.

Solchi, parliamo dell’album “La paura in tasca” di Anna Castiglia

“Insisto perché esisto” e’ già un open degno di nota. Su una batteria singhiozzante ci racconta che insistere è sicuramente una splendida arma a doppio taglio. Anna Castiglia è bravissima e ha uno storytelling favoloso. A metà tra l’ironia e la profondità più assoluta. L’album è suonato divinamente e si prepara ad affrontare i palchi, dimensione dove chiuderà il cerchio della sua bravura.

Il singolo “Niente di me” parla di una condizione dispersiva, tra coretti spensierati, ma il testo è davvero una fotografia perfetta dello stato d’animo. “Alito sonoro” prosegue con un ritmo serrato sull’attualità che “industrializza il cuore”. Il finale con i fiati sembra una festa sulla spiaggia. “Se ti guardo come gli altri” primo pezzo d’amore perso e analizzato chirurgicamente da un testo perfetto. 

“E’ da tanto che non dico ti amo” prosegue su un ritmo pieno di accenti, mi ricorda il sound di Enzo Carella. Anche qui l’apporto testuale è notevole prima del solito spazio agli strumenti. “Ho finito i pezzi latin” su un tappeto tipicamente latin gioca sulla contrapposizione. Si prosegue con  “Scema” sul rapporto non paritario tra uomo e donna e sulla voglia di riprendersi la propria personalità. Il divario nelle relazioni continua con “Miro’”.  

“La paura in tasca” chiude l’album ed è il perfetto sipario, sul fatto che scrivere può davvero essere la via per mostrare la propria indole di vita, ma sempre con quella paura che ci rende meravigliosamente vulnerabili. 

Scritto da Marco Baroni
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