Solchi, parliamo dell’omonimo album dei Sì! Boom! Voilà!
Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo dell’omonimo album d’esordio del supergruppo dei Sì! Boom! Voilà! A cura di Marco Baroni
In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.
In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.
Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.
Il nostro viaggio prosegue con l’omonimo album dei Sì! Boom! Voilà!, pubblicato da Woodworm nel 2025.
Solchi, parliamo dell’omonimo album dei Sì! Boom! Voilà!
È quello che in gergo chiameremmo “supergruppo”. E non lo è solo per definizione. Sicuramente Roberta Sammarelli (ex Verdena) è quella che detiene il primato di popolarità. Ma qui la popolarità, non c’entra.
I Sì! Boom! Voilà! se ne fregano, e creano un disco rude e potentissimo, fatto di canzoni dissacranti, dai testi duri e dalle melodie (poche) sgangherate e noise. Ci sono riferimenti stranieri, ma il coraggio è ciò che conta, soprattutto in nome di una sfacciataggine che oggi è (quasi sempre) rarità.
“Vivere così non si può” apre le danze sulla nostra penisola di dissing e business. “Santi numeri” ci spiega benissimo cosa ha combinato l’era social. Tra urla e riff. “Saldi di fine tutto” parla del vendersi in cambio del successo. Splendida!
La band ironizza su “Gogna Ragazzo Gogna”, storpiando il titolo di un grande successo di Roberto Vecchioni, ed ironicamente ci racconta un’amara e potente verità. Stessa cosa per “Dio come ti odio”, questa volta su Domenico Modugno.
Disco di buon auspicio per il 2026, mentre viviamo tempi fragili, la fragilità ci viene sbattuta in faccia a suon di rock. Tra rumori di fondo e tanto mestiere, viva l’originalità e l’urgenza di cominciare!