Solchi, parliamo di “Il mio nome è nessuno” di Nevruz
Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “Il mio nome è nessuno” di Nevruz. A cura di Marco Baroni
In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.
In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.
Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.
Il nostro viaggio prosegue con “Il mio nome è nessuno” di Nevruz, pubblicato da Molto Pop nel 2018.
Solchi, parliamo di “Il mio nome è nessuno” di Nevruz
Tra i personaggi più estrosi di ciò che ha portato alla luce l’era talent, c’è anche lui, forse, solo lui, per sgraziata follia. Tale personalità sguaiata e di matrice punk, non poteva passare inosservata nemmeno sul grande schermo. Ma Nevruz, è altro.
Questo è il suo terzo album, in realtà il secondo se consideriamo l’inizio (su major) un ep di lancio. Un disco che dice tutto nel titolo, un dire a tutto e tutti …io sono uguale a voi. Anche nei crediti interni al cd sotto ai ringraziamenti si firma “nessuno”.
Abbiamo la splendida “Andromeda – E si tinge di blu”, nevralgica song che incalza il ritmo su sintetizzatori ’80. “Tunnel di follia” avvalora la mia introduzione, con il suo testo ricco di immagini su un tappeto sonoro a metà tra Bluvertigo e Soft Cell.
C’è uno sperimentalismo che va dritto a Demetrio Stratos (indimenticato precursore della voce come strumento musicale, e frontman degli Area), nella canzone “Il funambolo”. Spazio al miglior Vasco Rossi con “Stupendo” da “Gli spari sopra”, non è solo una cover, è una rivisitazione in chiave Nevruz.
Da segnalare inoltre il ritmo di denuncia popolare de “L’immigrato” e la delicatezza splendida di “Amo te quel che sei”. Ascoltatelo. Scopritelo. O meglio ancora ri-scopritelo!