Solchi, parliamo di “Le foglie e il vento” di Ron
Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “Le foglie e il vento” di Ron. A cura di Marco Baroni
In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.
In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.
Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.
Il nostro viaggio prosegue con “Le foglie e il vento” di Ron pubblicato da WEA nel 1992.
Solchi, parliamo di “Le foglie e il vento” di Ron
Sì, è il disco di “Non abbiamo bisogno di parole” e già il titolo ci fa capire che effettivamente è un album da avere. Ma a parte la straordinaria bellezza di un brano iconico come quello, una fotografia dell’amore assoluto, abbiamo “Sabato animale”, inno alla solitudine nella sua totalità, lontano si avvicina il pensiero turbolento di una donna.
Poi c’è “Cosa sarà”, straordinario brano scritto dall’accoppiata Ron/Dalla, che in questa versione solista dalle sonorità più elettroniche non perde il piglio della bellezza, non c’è bisogno di dirlo. “Gabbiano” riporta alla memoria il racconto senza tempo di Richard Bach, uno tra i più grandi autori di fine novecento che il mondo potesse avere la bellezza di poter annoverare nell’arte della parola.
L’amore decantato in “Dentro ai tuoi occhi o mai più” con la sua musica sinuosa e un testo pieno di immagini, lascia spazio a “Le foglie e il vento”, titolo perfetto per un disco dalla poetica sussurrata e dal gusto pop favoloso.
Il sentimento allarmante della “Paura” fa da connessione per la chiusura affidata a “A un passo dai miei sogni”, “Mi hai preso il cuore” che fu un ulteriore singolo, mentre “Gerico” chiude l’album, con il testo di Gino Paoli a suggellare un piccolo affresco sulla città Palestinese. Fu un disco di grande successo, e, tutto meritato. Ron è una delle migliori penne del nostro cantautorato, dalla carriera costellata di successi e collaborazioni uniche, a mio avviso forse un po’ sottovalutato. Cominciate da qui.