Solchi, parliamo di “Lungo i bordi” dei Massimo Volume
Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “Lungo i bordi” dei Massimo Volume. A cura di Marco Baroni
In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.
In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.
Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.
Il nostro viaggio prosegue con “Lungo i bordi” dei Massimo Volume pubblicato da Mescal nel 1995.
Solchi, parliamo di “Lungo i bordi” dei Massimo Volume
I Massimo Volume sono da sempre un treno di emozioni. Padrini dello spoken-word incastonato nel rock alternativo italiano tanto florido negli anni ’90, hanno realizzato alcuni album (tutti d’alta caratura artistica) tra cui il loro capolavoro “Lungo i bordi”.
L’apertura maestosa de “Il primo Dio” ispirata alla vita del poeta Emanuel Carnevali è qualcosa di grandioso. Le liriche di Emidio Clementi (oggi scrittore affermato) sono stratificate, lontanissime dalla forma canzone e completamente figlie della letteratura. Storie di solitudini, di malcontento, di città che aspettano che il tempo passi, e come unico viatico, l’elettricita’ della musica.
Tracce come “Pizza express”, la furia di “Fuoco fatuo”, “Meglio di uno specchio”, “Per farcela” e “Nessun ricordo” rendono ad ogni ascolto questo disco un vero capolavoro di sincerità e ruvida schiettezza, nonche’ album di culto. Anni memorabili. Tra i miei dischi cari della vita. Provate il brivido.