Solchi, parliamo di “Quello che non c’è” degli Afterhours

Quello che non c’è Afterhours

Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “Quello che non c’è” degli Afterhours. A cura di Marco Baroni

In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.

In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.

Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.

Il nostro viaggio prosegue con “Quello che non c’è” degli Afterhours pubblicato da EMI nel 2002.

Solchi, parliamo di “Quello che non c’è” degli Afterhours

Quale migliore occasione per ricordarci che il rock italiano ha avuto apici indimenticabili, e che tra le nuove generazioni, gruppi come questo avrebbero molto da insegnare. “Quello che non c’è”, sia il disco che la canzone, sono il manifesto esistenziale di quegli anni, internet che cambia il mondo ma ancora non lo distrugge, il senso di stallo che si prova in mezzo ai grandi cambiamenti, la discografia che va in declino e il mondo della musica che si adatta.

Abbiamo “Bye bye Bombay” e “Varanasi baby”, reminiscence spirituali di un viaggio fatto da Manuel Agnelli in India. Le chitarre sovrastano nei brani carichi per diventare morbido contorno nei momenti piu’ pacati come “La gente sta male”, oppure nel brano parlato “Ritorno a casa”, altro momento grandioso.

“Quello che non c’è” segnò un cambio di rotta per la band, che mettendo in stand by le furie elettriche del primo potente “Germi”, del successivo capolavoro “Hai paura del buio”, da “Non è per sempre” il processo verso il culmine di “Quello che non c’è” è stato graduale verso un’esplorazione di se’ e una maturita’ eccellenti. Album meraviglioso. In tour nel 2027 perche’ là bellezza va anche ri-suonata.

Scritto da Marco Baroni
Parliamo di: ,