Solchi, parliamo di “Volando al contrario” di Giò Sada

Giò Sada Volando al contrario

Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “Volando al contrario” di Giò Sada. A cura di Marco Baroni

In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.

In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.

Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.

Il nostro viaggio prosegue con “Volando al contrario” di Giò Sada, pubblicato da Sony nel 2016.

Solchi, parliamo di “Volando al contrario” di Giò Sada

Ho sempre pensato che Giò Sada fosse una voce fuori dal coro. Vincitore di X-Factor, si dovette attendere circa un anno per vedere questo primo album, splendido. Mi sembrava dai suoi occhi che non c’entrasse nulla con il mondo patinato del musi biz.

E infatti,  “Volando al contrario” è un disco bellissimo, pieno di quella ruvidezza di ogni esordio, voce potente a dismisura, canzoni che grattano la pelle delle emozioni, “cado dalla più alta sommità, con te tra le mie braccia il mio cuore è d’acciaio, fortuna che so cambiare direzione volando al contrario”. 

C’è poi “Sogno lucido” con il suo incedere rock, anche se fu “Una crepa” a conquistarmi definitivamente. La descrizione di uno strappo, ritornello cantabile e testo profondo. “Ho sentito una crepa aprirsi dentro di me come una pianta che rompe l’asfalto”.  Il ragazzo picchiava duro.

C’è un’atmosfera mite e dolce in “Lago”, la voce di Giò carezza le melodie e sa emozionare. “Deserto” continua la storia di questo disco splendido che poi si conclude con una cover d Norah Jones e una versione acustica del singolo pubblicato l’anno precedente. 

Non c’è giustizia post talent, e forse non è nemmeno il momento di scriverne, qui c’è la musica, c’è sempre stata, forse i tempi stretti del mercato hanno impedito a questo ragazzo di brillare come ha poi fatto da solo, da artista indipendente, ottimo il progetto denominato Gulliver, inciso in un ep meraviglioso chiamato “Grande buio” che vi consiglio. 

Lunga vita agli artisti indipendenti, soprattutto a quelli meritevoli, come in questo caso. 

Scritto da Marco Baroni
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