Recensione del singolo della svolta dell’ex vincitrice di X-Factor

Solo” è il nuovo singolo di Sofia Tornambene, la vincitrice dell’ edizione 2019 di X-Factor. Il brano è uscito mercoledì 9 dicembre su tutti i digital stores e segna il ritorno della giovanissima cantante marchigiana (classe 2002)  con un progetto totalmente differente dalle ultime vesti che l’avevano vista dopo X-Factor interpretare tre brani acustici registrati unplugged all’interno degli studi della RCA.

Solo” spiazza sin dai primi secondi, perché tutto quello che conoscevamo di Sofia viene totalmente scardinato e rimesso in discussione. La ragazzina in abiti calcistici maschili che cantava la sua bellissima “A domani per sempre” aveva vinto a “mani basse” un’edizione del talent su Sky  poco memorabile, grazie alla sua semplicità, nell’immagine e nell’approccio vocale sempre diretto e per nulla artefatto, complice forse la voglia di “cavalcare l’onda” del mondo pop internazionale che da Billie Eilish in poi ha segnato un nuovo approccio vocale e melodico ridotto all’essenziale, ponendo l’attenzione maggiormente sui testi e l’intensità interpretativa.

Dodici mesi esatti son passati ma per Sofia, forse, la velocità del successo ottenuto ha dato inizio ad un’esplorazione che trova un primo porto in questo singolo dalle sonorità electro-pop, a tratti con sfumature r’n b e black, in cui la voce e il testo del brano sono solo degli elementi musicali e non il fulcro, tutto il contrario di quello che ci saremmo potuti aspettare.

La voce della cantante è totalmente irriconoscibile a partire dalla “tessitura vocale” con la quale viene scritta la canzone: quasi un’ ottava sopra a tutto quello che avevamo già ascoltato di lei: viene preferito il registro di testa, non più un fraseggio morbido e cantabile ma brevi parole a sottolineare quanto la melodia sia parte dell’aspetto ritmico e dell’arrangiamento, l’unica cosa da poter considerare intellegibile del brano.

La collaborazione con Maestro ha dato alla Sofia “artista” una “sterzata” netta. Come lei stessa ha affermato (qui la nostra ultima intervista), il brano è nato da un beat che le ha dato voglia di sperimentare e in venti minuti il gioco era fatto: da De Gregori ai Daft Punt è stato un battito di ciglia, dodici mesi e Arisa è diventata Loredana Bertè, per dirla in altri termini e in maniera “spicciola”.

Ci sono due modi in cui possiamo parlare di questo brano: uno ci porta verso la confusione. La prima cosa che pensi quando vedi l’esibizione in apertura dell’ultima finale di X-Factor in cui Sofia ha cantato “Solo” è: “che peccato, un talento puro, bello proprio per tutta la sua semplicità, dopo solo un anno ce lo ritroviamo confezionato come una meringa all’ananas, impacciata come sempre sul palco, personalità esplicitamente introversa con un outfit degno delle provocazioni della Lady Gaga dei primi anni e un brano inascoltabile”. Poi però ci pensi un attimo e ricordi che hai davanti una ragazzina di neanche diciotto anni che merita un po’ di tempo per cercare se stessa nella musica, processo doveroso e immancabile per ogni artista che voglia chiamarsi tale.

Sarebbe stato fin troppo facile trovare un altro bel brano e rimettere in scena l’excursus emotivo di “A domani per sempre“, quando magari oggi Sofia ha voglia di viaggiare e conoscere posti nuovi, sia nella sua voce che nel suo modo di apparire, perciò l’ esperimento è perdonabile e, tutto sommato, se visto come un esperimento, apprezzabile. Ci si augura in questi casi che dietro la volontà di “uscire” con un brano come “Solo” ci sia il lavoro di un artista e non di una casa discografica su un artista, perché in questo caso i rischi che si corrono sono molti, ma Sofia sembra essere convinta e contenta, e quindi perché non darle fiducia?

Il risultato a cui ci porta “Solo” è, però, ancora ben lontano dall’essere credibile in termini di sostanza, seppure degno di nota poiché in controtendenza verso tutto ciò che in questo momento “funziona” nella musica pop italiana. Aspettiamo con ansia la prossima mossa.

Acquista qui il brano |

Solo | Testo

Oh baby, fa freddo
con te la no, la notte
oh baby, lo sento
oh no, con te, con te
come le rose
di te che fa male

esco solo quando piove

Nella notte
non restare solo
non andare solo
non ballare solo
non restare solo
non andare solo
non ballare solo

Ma lo sai, sono in bilico
tra uno sguardo un po’ timido
e passare una notte di follie
e portarti con me
nelle mie
baby, follie,
oh yeah, rimango senza te
esco solo quando piove

Nella notte
non restare solo
non andare solo
non ballare solo
non restare solo
non andare solo
non ballare solo

Non restare solo
non andare solo
non ballare solo

The following two tabs change content below.

Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

Di Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *