Storie di Musica: Amy Winehouse, quando l’amore non basta
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo degli Aerosmith.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Amy Winehouse: Love Is a Losing Game – Quando l’amore non basta
Hai mai vissuto un amore che ti ha fatto male? È il 2006. Blake lascia Amy per tornare dalla sua ex. Lei crolla. Si chiude in studio e scrive “Love Is a Losing Game“. Una confessione a cuore aperto: l’amore inteso come partita persa in partenza. Per Amy Winehouse, scrivere è una terapia. Lo ammette lei stessa: “Metto nei testi quello che non riesco a superare. Poi mi sento meglio”.
Mark Ronson, il produttore, vuole aggiungere degli archi all’arrangiamento. Ma Amy rifiuta: Troppo sdolcinato per lei. Lui li registra di nascosto. Durante l’ascolto del mix finale, Mark è molto nervoso, Amy ascolta a testa bassa per tutto il tempo. Silenzio infinito. Poi si volta e dice: “Lo amo”.
Il brano esce. Diventa un capolavoro. A Cambridge viene usato come testo d’esame accanto ai classici della poesia inglese. Ma Amy continua a sprofondare. Alcol, droga, autodistruzione. Persino Keith Richards le dice: “Fermati, o ti distruggerai”. Lei non lo ascolta.
23 luglio 2011. Amy muore a 27 anni e “Love Is a Losing Game” resta l’addio più fragile mai cantato. Scritto per salvarsi. Rimasto a salvare noi.