Storie di Musica, Black: la ferita che non guarisce
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Black, la ferita che non guarisce
Ma è vero che certe assenze fanno più rumore di mille presenze?
Eddie Vedder ha tredici anni quando scopre che l’uomo che lo ha cresciuto non è suo padre. Il vero genitore è morto da poco, e sua madre gli ha nascosto tutto per proteggerlo. Ma quel vuoto lo inghiotte. La sua identità si spezza, e scrivere diventa l’unico modo per non cadere nel baratro.
Qualche anno dopo lavora come benzinaio a San Diego, suona di notte e riempie quaderni con testi e pensieri. Finché un amico gli consegna una cassetta: tre basi strumentali di una band di Seattle in cerca di un cantante. Eddie registra la voce sopra quelle tracce. Nascono “Alive”, “Once”, “Footsteps”. Nasce una nuova possibilità.
A Seattle incontra i Pearl Jam. È in studio con loro quando ascolta una base lenta, malinconica. Ne resta rapito. Eddie scrive di getto un testo che parla di una storia d’amore finita, di un legame spezzato ma mai dimenticato. Un dolore che gli brucia dentro e che canta con un’intensità pazzesca! Quella canzone si intitola “Black“.
Quando la band la ascolta per la prima volta in sala sprofonda in un silenzio commosso. Nessuno parla. Non serve. Quella che sembra una semplice canzone d’amore è forse anche una lettera a un padre mai conosciuto. Un saluto nascosto tra le righe.
Un atto di perdono.