Storie di Musica, “Creep”: la canzone che i Radiohead odiavano
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo di “Creep” dei Radiohead.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
“Creep”: la canzone che i Radiohead odiavano
Ti sei mai sentito invisibile? Un outsider? Questa è la storia di “Creep”, la canzone più odiata dei Radiohead. Un giovane cantante di Oxford scrive un brano sul suo profondo senso di inadeguatezza. Lo chiama così, che in italiano sarebbe qualcosa tipo “Sono uno schifo”.
Il brano nasce dall’ossessione divorante di Thom Yorke per una ragazza irraggiungibile. Lui, invece, si vedeva come una nullità. È in studio di registrazione che accade qualcosa di straordinario.
Jonny Greenwood, il chitarrista, odia quel pezzo. Così decide di sfigurarlo. Colpisce la chitarra molto forte. Una scarica brutale di accordi distorti, il celebre cha-chunk.
Quel gesto di protesta non rovina il pezzo. Lo definisce. Come dirà il produttore Kolderie anni dopo: “Jonny cercava di rovinare la canzone. Invece l’ha resa immortale”.
“Creep” esplode e i Radiohead si trovano così ad avere, loro malgrado, un successo planetario. Ma quel successo diventa una gabbia. “Non è più la nostra canzone”, dirà Yorke.
Con il tempo, la band ha fatto pace con “Creep“. Hanno capito che non appartiene più a loro – appartiene a chiunque si sia mai sentito un outsider.