Storie di Musica: Fabrizio De André e “Hotel Supramonte”, la canzone del perdono
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo di “Hotel Supramonte” di Fabrizio De André.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Fabrizio De André e “Hotel Supramonte”, la canzone del perdono
Buio. Notte. Un rumore. Poi la porta buttata giù con un calcio. Fabrizio De André si sveglia con un fucile puntato addosso. Pensa a uno scherzo ma non lo è. Lo bendano. Lo portano via. Insieme a sua moglie Dori. Sulle montagne della Sardegna. Lontano da tutto.
117 giorni fra il silenzio della roccia, il freddo che sale e l’attesa che non finisce mai. Il tempo smette di esistere. Rimane solo la paura, il vento, e la voce dei rapitori. Ma quello che sta per succeder ha dell’incredibile.
De André non li odia. Li ascolta. Li guarda. Impara a conoscere i suoi rapitori giorno dopo giorno. Scopre che anche loro hanno una storia. Anche loro hanno un dolore. In quei 117 giorni, qualcosa dentro di lui si spezza e qualcosa di più grande prende forma.
Da quel buio nasce “Hotel Supramonte“. Una canzone per curare una ferita ancora sanguinante. Non puoi scegliere quello che ti succede ma puoi decidere cosa farne. E Fabrizio De André scelse il perdono.