Storie di Musica, “Friday I’m in Love”: la più grande hit dei Cure era un plagio?
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo di “Friday I’m in Love” dei Cure.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
“Friday I’m in Love”: la più grande hit dei Cure era un plagio?
La più grande hit dei Cure era un plagio? A sospettarlo è lo stesso Robert Smith.
È venerdì pomeriggio. Smith lascia lo studio dove i Cure lavorano al nuovo disco. Davanti a sé, il weekend. In auto gli viene in mente una progressione di accordi. È perfetta. Troppo perfetta. Talmente naturale che comincia a sospettare di averla già sentita. Di averla copiata senza accorgersene.
Così prende il telefono. Compone un numero, poi un altro. Chiama amici, conoscenti, chiunque gli venga in mente. Canta la melodia nella cornetta. Vuole sapere una cosa sola: che canzone è? Un’altra telefonata. Un’altra ancora. Ma nessuno la riconosce.
Quella progressione diventa “Friday I’m in Love“. Il testo parla del venerdì: la libertà dopo una settimana di scuola o di lavoro. Scrivere parole semplici e solari costa a Robert molta fatica. Riempie fogli su fogli per trovarle.
In studio insieme al produttore Dave Allen provano ad accelerare leggermente il nastro. La canzone diventa più acuta, luminosa e irresistibile. L’idea che temeva di aver rubato diventa una canzone che tanti vorrebbero aver scritto.