Storie di Musica, la rabbia di Nina Simone
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo di Nina Simone.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Storie di Musica, la rabbia di Nina Simone
Dietro la rabbia a volte c’è una ferita che sanguina. È il 1963. In Mississippi un attivista dei diritti civili cade sotto i colpi di una pistola. Pochi mesi dopo, a Birmingham, un attentato colpisce una chiesa battista e uccide quattro ragazze.
L’America chiede pazienza. Chiede di dare tempo al tempo. Nina Simone ha terminato la pazienza. Pensa alla vendetta, alla rabbia pura, ad una rivoluzione armata e progetta di procurarsi una pistola vera. Poi si siede al pianoforte e capisce che quella è la sua arma.
E qui succede una cosa che cambia tutto: dalle sue mani e dalla sua voce nasce, in solo un’ora, “Mississippi Goddam”. Il brano contiene un geniale cortocircuito. Non suona come una marcia funebre. Ha un ritmo quasi teatrale, brillante, da cabaret. E dentro quel discorso ironico c’è una frase che pesa come una condanna: non chiedeteci più di andare piano.
Nel 1964 la canta alla Carnegie Hall. Il pubblico ride, poi inizia a capire. Molte radio del Sud bandiscono il disco. Da quel momento Nina Simone non è più solo una grande interprete. Diventa una voce politica impossibile da ignorare.