Storie di Musica, la voce che mancava: i Temple of the Dog

Storie di Musica

Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio

Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo dei Temple of the Dog.

Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.

Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.

Storie di Musica, la voce che mancava: i Temple of the Dog

Ci sono dolori che da soli non riusciamo ad attraversare. Marzo 1990. Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone, muore a 24 anni. Amico stretto ed ex coinquilino di Chris Cornell.

Chris non riesce a parlarne. Scrive “Say Hello 2 Heaven” e “Reach Down”, dedicate a Wood. Nasce il progetto Temple of the Dog, con Stone Gossard, Jeff Ament, il batterista Matt Cameron e il chitarrista Mike McCready.

Intanto Ament, Gossard e McCready provano con un nuovo cantante arrivato da San Diego: Eddie Vedder. Sono i futuri Pearl Jam. Durante una prova, Vedder è seduto ad un angolo. Cornell canta entrambe le parti di Hunger Strike.

Vedder si avvicina al microfono e prende, spontaneamente, la parte bassa. Cornell sente il contrasto e ricostruisce il brano attorno alle due voci. L’album esce nel 1991 quasi nell’indifferenza. Un anno dopo, quando Pearl Jam e Soundgarden esplodono, la A&M lo rilancia: Hunger Strike entra in heavy rotation su MTV e l’album supera il milione di copie.

Condividere un dolore non lo cancella. Ma smette di essere solo tuo. E, a volte, diventa l’inizio di qualcosa di nuovo.

Scritto da Caravaggio
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