Storie di Musica: “Like a Stone”, la profezia degli Audioslave
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo di “Like a Stone” degli Audioslave.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Storie di Musica: “Like a Stone”, la profezia degli Audioslave
“Ho scritto un testo… la storia di un uomo che aspetta di morire.” Gli Audioslave avevano appena finito di comporre la base. Pensavano di star lavorando a una canzone d’amore.
Un uomo anziano, solo in una stanza, seduto ad aspettare la fine. Non per paura. Ma perché nell’aldilà ci sono le persone che ha amato. E l’unico modo per rivederle… è morire.
Ecco cos’è “Like a Stone“. Una preghiera travestita da ballata. Ma la cosa più inquietante viene dopo.
Quella band, nata dall’intuizione di Rick Rubin che unì la voce di Chris ai Rage Against the Machine, stava per diventare leggenda. Ma nessuno immaginava che la canzone più dolce sarebbe stata anche la più profetica.
Perché anni più tardi, Chris Cornell muore esattamente così. Da solo. In una stanza d’hotel. Dopo un concerto. Aveva scritto la sua fine senza saperlo.
Il 17 maggio del 2017, a Detroit, canta “Like a Stone” per l’ultima volta, con i Soundgarden. Quella notte torna in hotel. E dà vita alla profezia: diventa l’uomo della sua canzone.