Storie di Musica, Metallica: sotto la tua rabbia c’è una ferita che sanguina
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo di “The Unforgivens” dei Metallica.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Metallica: sotto la tua rabbia c’è una ferita che sanguina
Il producer Bob Rock lo dice a James Hetfield, in studio, nel 1991. Le sessioni del “Black Album” vanno avanti incessantemente. Bob vuole una voce diversa. Meno urlata. Più profonda. Più emozionante.
James si blocca. Non capisce questa richiesta. I Metallica sono così da sempre: chitarre dure, voce graffiante, rabbia usata come corazza. Cambiare sembra un tradimento verso i fan.
Sotto quella corazza c’è un bambino. Cresciuto in una casa con regole rigidissime. Prima l’abbandono del padre. Poi una madre che muore di cancro senza curarsi, per motivi religiosi. James è ancora adolescente mentre osserva il mondo diventare qualcosa di duro, ingiusto, impossibile da perdonare.
Un sospiro, Hetfield guarda il produttore e accetta la sfida. Kirk Hammett arriva con un assolo già scritto, pronto, perfetto. Bob lo scarta, gli chiede di suonare d’istinto. Di lasciare uscire l’emozione del momento. Il risultato è sorprendente.
Nasce così “The Unforgiven“. Secondo singolo estratto dal “Black Album“, disco che vende 35 milioni di copie in tutto il mondo. I Metallica smettono di nascondere la ferita dietro la rabbia. E diventano leggenda.