Storie di Musica: ricordando Mango con la sua “Oro”
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo di “Oro” di Pino Mango.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Storie di Musica: ricordando Mango con la sua “Oro”
“Scusatemi”. Le sue ultime parole. Davanti a 4.000 persone. Policoro. È il 7 dicembre 2014. Mango sta cantando “Oro” quando si blocca, crolla sul pianoforte, e viene portato dietro le quinte. Arriverà in ospedale già senza vita.
Ma prima di quella notte, il cantautore aveva confidato alla moglie un pensiero che sembrava quasi una profezia: “Cosa c’è di più bello che morire mentre fai musica davanti alla gente?”. Eppure “Oro” aveva rischiato di non esistere.
È il 1983. Mango presenta un provino alla Fonit Cetra. Respinto. Sta per tornare all’università e mollare tutto, quando Mogol ascolta casualmente la demo del brano e ne riscrive il testo, trasformandolo. La manager Mara Maionchi insiste: “Questa canzone deve uscire”. E “Oro” viene pubblicata. Diventa il più grande successo di Mango e salva la sua carriera.
Trent’anni dopo, Mango è su quel palco. Canta ancora “Oro“. Quella stessa canzone è lì con lui, nell’ultima sera. Come se tra loro ci fosse sempre stato un patto silenzioso. La canzone che gli aveva dato una vita… se l’è ripresa.