Storie di Musica: The Verve, il permesso di piangere
Viaggi tra note e curiosità, alla scoperta dei protagonisti e delle opere della scena musicale nazionale e non solo. A cura di Caravaggio
Benvenuti a “Storie di musica“, una rubrica ideata e realizzata del cantautore Caravaggio, dove ogni settimana ci immergeremo nelle pieghe più affascinanti della scena musicale, italiana e internazionale. Oggi parliamo dei The Verve.
Aneddoti sorprendenti, retroscena inediti e curiosità sui grandi protagonisti vi accompagneranno in un viaggio tra le note di opere immortali e le parole degli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte canora.
Preparatevi a scoprire la musica da un punto di vista nuovo, svelando storie che pochi conoscono, ma che meritano di essere raccontate e scoperte.
Storie di Musica: The Verve, il permesso di piangere
Un vero uomo non piange. Ma la musica ci insegna altro. È il 1995. Richard Ashcroft, voce dei Verve, esce da una relazione durata sei anni. Si sente distrutto.
Le sessioni di A Northern Soul procedono fra eccessi e tensioni. Ammette che ormai le droghe lo fanno stare peggio. Eppure continua a usarle per scappare. The Drugs Don’t Work nasce in quei giorni, ma resta inedita.
Poi i Verve si sciolgono. Ashcroft riparte con gli altri, senza il chitarrista Nick McCabe. Non sa ancora se sarà un disco solista o dei Verve. Apre da solo per gli Oasis e capisce: senza la band si sente incompleto. E qui succede una cosa che cambia tutto.
Richiama McCabe, che torna in studio e registra la sua chitarra su The Drugs Don’t Work in una sola take. Il brano entra in Urban Hymns e diventa un successo mondiale.
Anni dopo, Ashcroft racconta di aver visto file di uomini adulti piangere nei live durante questo brano. Forse certe canzoni non ci salvano dal dolore. Ma ci aiutano ad aprire il cuore mentre lo attraversiamo. E a sentirci meno soli.