Subsonica: “Le nostre scelte non si sono mai basate sulla semplicità”
Tempo di nuova musica per i Subsonica che, a partire da venerdì 20 marzo, renderanno disponibile il loro undicesimo album in studio intitolato “Terre rare”
“Terre rare” è il nuovo album di inediti dei Subsonica, disponibile da venerdì 20 marzo per Epic Records / Sony Music Italy. Già disponibile il preorder a questo link, il disco è stato anticipato dai singoli “Radio Mogadiscio” e “Il tempo in me”.
Per celebrare il trentennale di carriera della band “Cieli su Torino 96-26” vede in programma quattro concerti speciali il 31 marzo, l’1, 3 e 4 aprile 2026 alle OGR Torino, official partner dell’evento già sold out, affiancati da un palinsesto di eventi in città dal 31 marzo al 12 aprile: mostre, spettacoli, dj set e percorsi sonori dedicati ai Subsonica. A seguire, la band sarà protagonista nei principali festival estivi con il tour “Terre rare 96-26” in partenza il 26 giugno. I biglietti sono già disponibili su www.livenation.it, in tutti i punti vendita autorizzati e su Ticketmaster, TicketOne e Vivaticket.
Nella giornata di martedì 17 marzo, all’Accademia delle Scienze di Torino, si è svolta la conferenza stampa dei Subsonica, per commentare questa nuova uscita, le conseguenti iniziative e il percorso che li ha portati fin qui. Di seguito le parole dei componenti della band.
«Le scelte dei Subsonica non si sono mai basate sulla semplicità – ha esordito Samuel – non abbiamo mai fatto musica per diventare famosi, la passione è sempre stata il motore principale, per raccontare e raccontarci, farci conoscere singolarmente e insieme. Dal precedente disco, “Realtà aumentata”, è iniziata una nuova fase, che viene approfondita qui in “Terre rare”. In qualche modo ci stiamo lasciando scivolare l’ansia da classifica e quando una band arriva a questo punto, secondo me, allora sì che possono accadere cose incredibili. Quando ci siamo incontrati eravamo, chi più chi meno, dei disadattati. Lo stare insieme ci ha fatto esorcizzare i nostri demoni, trovando il modo per stare al mondo. Questo per me sono i Subsonica».
«Se noi dovessimo adeguare le nostre scelte alla nutrizione dell’algoritmo – prosegue Max Casacci – dovremmo praticare un’amputazione alla nostra voglia di fare musica. La musica per noi non è una professione, ma uno strumento di connessione. Chi divulga la musica oggi, suggerisce momenti più brevi. Se noi dovessimo concepire la nostra musica così, ci limiteremmo e non riusciremmo ad esprimerci al meglio. Apparteniamo alla generazione anni ’90 che, insieme a quella degli anni ’70, è forse quella che ha sperimentato di più. Non è facile tenere in piedi un legame così forte per trent’anni, probabilmente il segreto della solidità è data dall’incastro delle singole fragilità, dal bisogno dell’altro per poter arrivare a un livello che da solo non saresti stato capace di raggiungere».
«Se fai una cosa che ami, il rischio non esiste – aggiunge Boosta – fare musica è un posto sicuro. C’è il desiderio e la voglia di mettere insieme tutti gli elementi, gli stessi che negli anni si sono stratificati. Ognuno di noi, in solitaria, ha fatto viaggi anche diversi, di conseguenza l’amalgama è sempre nuova, Il rischio ci sarebbe se tu scegliessi di fare qualcosa di diverso da quello che sei. Il complimento più grande che ci possiamo fare, infatti, è che siamo sempre noi dagli inizi. Nell’urgenza e nella necessità c’è l’urgenza che ci ha sempre contraddistinto».
«A questo giro mi sono preso più tempo nella cura delle parti di basso – ha precisato Vicio – molte delle quali sono rimaste intonse dalla prima volta che le abbiamo suonate. Questa volta c’è una geografia più ampia, per noi che abbiamo sempre trovato nella città i nostri suoni. Sicuramente abbiamo usato strumenti che portano fuori dalla zona di comfort, dal piccolo confine e dentro “Terre rare”, vale a dire una geografia per noi estranea. La musica dei Subsonica va al di là delle dissonanze e di ogni immaginazione. Quando penso al nostro gruppo penso al viaggio, ai milioni di kilometri che abbiamo fatto insieme. Credo che questo nuovo percorso evidenzi ancora di più quando siamo destinati a continuare a viaggiare anche al di fuori dei nostri confini».
«La settimana trascorsa in oriente è stata importante per noi – conclude Ninja – la musica lì è vissuta come una sorta di flusso in cui ti perdi. L’esperienza sconvolgente per uno come me che si occupa da sempre di ritmo, è che il loro flusso ritmico non è trascrivibile in nessun pentagramma, è totalmente al di fuori. Dopo aver passato una vita a studiare la batteria, trovassi immersi in una dimensione completamente inesplorata, è stato molto affascinante, magico. Guardando i video e le foto dell’epoca, si vede marcatamente il passaggio del tempo. Eppure, quando abbiamo messo in prova i primi quattro pezzi che abbiamo scritto, ho avuto una netta sensazione di contemporaneità. Questo determina il fatto che la musica sia diventata un’estensione del nostro essere, tanto da annullare il tempo che passa».
“Terre rare” e la nuova fase artistica dei Subsonica
“Terre rare” è l’undicesimo disco dei Subsonica. È l’album del viaggio, dell’apertura sonora verso nuove geografie reali e immaginarie. È anche un viaggio nel tempo ma soprattutto nel tempo presente, con le sue ferite e i suoi sogni, tra le sue ombre più profonde e i suoi spiragli di umanità. Le terre rare esplorate dai cinque musicisti torinesi sono piene di suoni nuovi, più organici rispetto al passato e di strumenti raccolti durante un viaggio, compiuto dalla band, sull’altra sponda del Mediterraneo.
“Straniero” è il terzo singolo in uscita con l’album, accompagnato dal videoclip diretto da Ivan Cazzola. Il più arido tra i deserti contemporanei è quello che assume forme e confini della disumanità. Disumanizzare l’altro, bollarlo come straniero, negargli la legittimità di una terra, classificarlo come minaccia, evocare per lui un castigo divino ed elevarsi a strumenti di una volontà superiore sono precondizioni e convinzioni attualmente in uso per giustificare i quotidiani massacri ai quali incominciamo ad assuefarci. Il brano ribalta le prospettive e ricorda che ognuno di noi è “straniero” a seconda del lato del mondo o della sorte o del mirino nel quale si ritrova. La presenza della voce, araba e italiana, della giovane cantante di origine palestinese Tära diventa un simbolo della voglia di ricucire le terribili lacerazioni di questi anni, di riavvicinare le distanze, di riaffermare umanità attraverso la musica.