Suerte: “Canto la sensibilità e il coraggio di avere paura” – INTERVISTA – Recensiamo Musica

A tu per tu con il giovane artista classe’95, fuori con il suo nuovo singolo intitolato “Zero assoluto

Tempo di nuova musica per Abbarcar Seck, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Suerte, rapper genovese di origine senegalese. Dopo aver pubblicato il suo disco d’esordio “Buena Suerte” nel 2017 e rilasciato lo scorso febbraio il singolo “Icaro”, lo ritroviamo in occasione dell’uscita del suo nuovo inedito “Zero assoluto”, manifesto della propria poetica e della propria visione musicale.

Ciao Ababacar, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Zero assoluto”, cosa racconta?

«Il singolo parla di noi persone comuni sempre impaurite dal dover affrontare una nuova giornata. Noi che abbiamo l’ansia di salire sulla metropolitana troppo affollata, noi che al primo colpo di tosse viviamo con la paura di aver contratto chissà quale malattia. Insomma noi che in mezzo alla folla abbiamo delle facce da zero assoluto, ma che in realtà ci distinguiamo per la nostra sensibilità e il coraggio di avere paura». 

L’ansia è stata definita da molti psicoterapeuti il male del secolo, in quali pensieri e in quali stati d’animo sei solito rifugiarti nei momenti di panico?

«L’ansia è un male invisibile molte volte sottovalutato e in altri casi portato all’eccesso. Da un lato abbiamo chi crede sia quasi un gioco, dall’atro chi oppresso dalla cosa si imbottisce di farmaci senza un aiuto concreto. Io credo che la via stia nel mezzo e negli ultimi anni ho imparato a trattare l’ansia come un’amica. Un’amica lontana che si fa sentire nei momenti più inopportuni, ma come i veri amici non posso che darle il benvenuto ogni volta. Ho imparato ad accettarla, a non opporle resistenza fino a toglierle ogni potere. Quando quel potere è troppo forte mi rifugio tra le braccia delle persone a me care e, per quanto possa sembrare banale, nello sfogo della musica». 

A livello di sonorità pensi di aver trovato la giusta chiave per raccontare e per raccontarti?

«Nel caso di “Zero Assoluto” l’intento era creare un ossimoro tra il testo e la musica prodotta da Prez, facendo sì che potesse arrivare a più orecchie possibili nonostante la tristezza intrinseca. Credo che le sonorità abbiano un’importanza relativa e che il mio vero cavallo di battaglia siano i testi. In futuro ci saranno sonorità simili a “Zero Assoluto”, ma anche totalmente opposte». 

Cosa ti hanno insegnato le porte in faccia e i calci in cui di cui parli nella canzone?

«Fino a qualche anno fa non riuscivo a cogliere l’importanza che “porte in faccia e calci in culo” in realtà avessero. Per moltissimo tempo ho pensato fossero solo cose negative, col tempo ho imparato, tolta la banalità della frase da baci perugina, che ho preso tutti quei “calci in culo e quelle porte in faccia” proprio per potermi rialzare e per quanto potessi cadere ero destinata a tornate in piedi perennemente». 

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«In realtà la musica è diventata una vera e propria passione cinque anni fa, ma a causa di tutti i miei problemi e pare mentali il mio rapporto con la musica in quegli anni è stato un pò di amore e odio. Ho iniziato ad amarla davvero solo quest’anno poichè dopo due anni di stop ho realizzato quanto mi mancasse e quanto ne avessi effettivamente bisogno. Diciamo che più che scoprire una passione ho scoperto una vera e propria necessità, dubito potrei farne a meno d’ora in poi». 

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«A livello internazionale, in primis, Chance the Rapper che ha rivoluzionato il mio modo di vivere la musica. A livello italiano si passa per artisti come Mahmood, per la sua capacità di essere toccante, e Izi, per i suoi testi graffianti». 

Qual è l’aspetto che più ti affascina nella composizione di una canzone?

«Indubbiamente le rifiniture e le correzioni. Perché solo in quel momento ho un quadro generale di tutto ciò che ho “sputato” sul foglio e posso realmente dare un senso a tutta la rabbia, la paura, il senso di frustrazione o la felicità che ho riversato in una canzone».

Venendo all’attualità, da ansioso, come stai vivendo e affrontando questa quarantena forzata dovuta all’emergenza sanitaria in corso?

«In realtà abbastanza bene. Da ansioso mi sono creato una sorta di bolla di protezione stando in casa, come se tutto il male che c’è fuori non possa entrare, per quanto egoistico possa sembrare. Poi ovviamente sono preoccupato come tutti per l’emergenza sanitaria, per i soldi, le bollette e l’affitto, per la mia famiglia che adesso è lontana e per il futuro». 

Al netto della confusione e dell’incertezza dovuta a questa inedita situazione, cosa puoi anticiparci riguardo i tuoi prossimi progetti discografici?

«Nonostante la situazione stiamo lavorando molto e ho già diversi singoli pronti. Per far fronte allo stop generale mi sono attrezzato per poter continuare a far musica. Il resto sarà tutta una sorpresa».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«A chi si rivolge?! Beh, si rivolge a tutti quelli che hanno bisogno di ascoltare musica in cui immedesimarsi, per sentirsi al tempo stesso ascoltati. In futuro mi piacerebbe raggiungere più fasce possibili, dal ragazzo che frequenta il liceo, l’universitario che insegue i suoi sogni, al lavoratore che arranca a fine mese, alle famiglie. Vorrei poter passare in radio per far compagnia durante le pause pranzo, nei momenti di riflessione o mentre si è in macchina. In poche parole, come ho detto prima,  vorrei che la mia musica fosse la musica di chi ha bisogno di essere ascoltato».
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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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