Sulle tracce delle dive: Caterina Caselli – Gli esordi ed il casco d’oro

Il primo atto della carriera di una delle dive della canzone italiana più amate del nostro Paese

Ci sono opere e canzoni che sono destinate a durare nel tempo senza veder scalfita la propria forza originaria, ci sono artisti così avanti per la propria epoca da non riuscire a trovare una giusta collocazione, gemme rare che attraversano il tempo senza invecchiare mai, in una parola: immortali. Ci sono dive della voce, del look, della canzone che rimarranno per sempre tali.

Caterina Caselli, nota anche come il “casco d’oro” della canzone italiana, è indubbiamente una di queste. Donna che negli anni ha conquistato il successo numerosissime volte grazie al suo talento artistico prima, e al suo intuito da talent scout poi. Un’artista che ha incarnato un’epoca, ne è risultata la più piena espressione musicale per poi ritirarsi dalle scene quando, saggiamente, ha capito che quegli anni stavano per finire.

Interprete sopraffina degli anni ’60 italiani la Caselli nasce, prima di tutto, come musicista. Suona il basso in qualche gruppo che frequenta i locali della sua Emilia d’origine. Il passo che la conduce a cantare è breve e già nel 1963 è sulle scene del Festival di Castrocaro facendosi notare, per la prima volta, dal mondo discografico che, in quest’occasione, ha il merito di non lasciarsela scappare.

Gli esordi sono timidi, il successo non arriva subito ma Caterina non demorde e continua a lavorare sodo per costruire il proprio futuro nel mondo della musica. L’anno giusto è il 1966 quando Adriano Celentano rifiuta di cantare il brano Nessuno mi può giudicare preferendogli la sua Il ragazzo della via Gluck. Il brano, già presentato alla commissione del Festival di Sanremo di quell’anno è perfetto per l’interprete di Modena che lo fa suo e lo presenta in gara (da esordiente) in coppia con il cantante statunitense Gene Pitney. E’ un successo.

Partenza in sordina, quasi remissiva di fronte al dolore di una verità irrinunciabile, il brano si evolve, poi, verso un beat energico e trascinante che testimonia tutta la ribellione tipica della fine degli anni ’60 in Italia e in tutto il mondo. “Nessuno mi può giudicare nemmeno tu” canta la Caselli con enfasi mentre il piede non può che battere un tempo ipnotico e sottolineare il verso che dice “ognuno ha il diritto di vivere come vuole”. Mica pizza e fichi, insomma.

Il Festival si conclude con la vittoria (pronosticata) della coppia formata da Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti ma il vero successo è tutto per “Nessuno mi può giudicare” nella versione della Caselli che si piazza, a sorpresa, al secondo posto finale. Celentano non arriverà nemmeno nella finale a 14 di quel Festival. In classifica Caterina Caselli si prende subito la prima posizione, la tiene per 11 settimane consecutive, vende oltre 1 milione di dischi, fa faville anche all’estero incidendo una versione francese del brano (incisa, poi, anche da Dalida) e realizzando un film omonimo per Ettore Maria Fizzarotti. E’ nato il mito del “casco biondo” della musica italiana. Il casco della ribellione, del beat e della nuova internazionalità made in Italy.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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