A tu per tu con il giovane cantante, uno degli artisti coinvolti in questo interessante e benefico progetto

E’ entrato in rotazione radiofonica a partire dallo scorso 10 aprile “Siamo rimasti noi”, il singolo dei Suonatori In Casa, prodotto da Gianluca Morelli e realizzato da tredici musicisti come risposta creativa a tutto quello che stiamo vivendo in queste settimane. L’isolamento dovuto al contenimento nei confronti dell’emergenza sanitaria per il contenimento del Covid-19 ha stimolato Lorenzo Semprini, autore del pezzo che vanta la partecipazione di: Paolo Fresu, Elisa SempriniMichele TaniMassimo MarchesLuca AngeliciFabrizio FlisiLuca Montanari, Daniele Rizzetto, Marco Andrea Francis Carnelli, Mario Ingrassia e il giovanissimo Leo Meconi, che abbiamo intervistato per approfondire la sua conoscenza e scoprire i dettagli di questo interessante progetto.

Ciao Leo, benvenuto. Partiamo da “Siamo rimasti noi”, il singolo che ti vede coinvolto con i Suonatori In Casa. Cosa vi ha spinto a mettere in piedi questo progetto?

«In questo periodo ci sono molte iniziative benefiche. Nel caso di “Siamo rimasti noi” una mattina Lorenzo Semprini mi ha inviato un vocale con il brano registrato chitarra e voce, dicendomi che lo aveva scritto la sera prima. Mi ha invitato a partecipare al progetto insieme ad altri amici musicisti ed ho accettato subito con grande piacere. Il brano è davvero bello». 

Come ti sei trovato in questa “collaborazione a distanza” con gli altri musicisti/artisti coinvolti?

«E’ stata una esperienza strana, perché registrare da solo in casa non è come andare in studio o trovarsi con altri musicisti. Però avevamo anche tanta voglia di fare un bel lavoro e quindi ci siamo anche divertiti creando una chat e scambiandoci le nostre opinioni sul brano». 

Un bel brano che sarà utile per la raccolta fondi organizzata dalla Fondazione Marco Simoncelli a favore dell’Ospedale Infermi di Rimini per l’emergenza Covid-19. Tu, personalmente, come stai vivendo questo momento?

«Per mia fortuna sono molto impegnato, la mattina ho lezioni a distanza con la scuola, il pomeriggio suono, registro, scrivo molta musica nuova e a volte mi collego anche col produttore Renato Droghetti per buttare giù qualche idea di arrangiamento, anche se a distanza. Insomma, non mi annoio anche se non esco». 

Il ruolo della musica in questa emergenza, quindi, può essere sia di sostegno emotivo e di compagnia, ma anche di aiuto concreto?

«Assolutamente sì. Ci sono tante iniziative benefiche, da parte anche di artisti molto noti, a livello nazionale e internazionale. E questo aiuta per le raccolte fondi, ma credo che anche un piccolo live da casa possa aiutare le persone, facendole sentire meno sole e riempiendo un po’ le loro giornate». 

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, visto che sei giovanissimo, come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«Ho ascoltato tanta musica sin da piccolo, grazie ai miei. Da piccolissimo andavo con mia mamma ad un corso di educazione alla musica per bambini, poi i miei nonni mi hanno regalato una piccola chitarra ed un’armonica… a sette anni poi ho iniziato a prendere lezioni di chitarra, è stato un percorso naturale direi». 

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Inizialmente di sicuro il rock ed il folk. I miei ascoltavano Springsteen, Dylan, Elvis, Cash e sono cresciuto con quella musica. Da qualche anno ascolto anche musica pop, mi piacciono Ed Sheeran, Dean Lewis, Shawn Mendes e la cosa divertente è che ora sono io a proporre musica nuova ai miei genitori e vedo che apprezzano. In casa mia si ascolta molta musica ed è motivo sempre di confronto». 

Stai lavorando a nuova musica? Quali sono i tuoi progetti in cantiere e/o obiettivi professionali?

«Sì, sto lavorando a molta musica nuova. In questa quarantena ho approfittato per scrivere tanta musica, qualcosa ho già anche arrangiato. Mi piacerebbe far uscire un singolo a breve e poi un altro album magari nel 2021. In assoluto la cosa che mi manca di più è il live, ecco vorrei fare un altro disco e avere l’occasione di un mio piccolo tour». 

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Il mio primo disco risente inevitabilmente delle mie radici rock e folk, anche se abbiamo cercato suoni moderni. Non a caso è stato definito “acoustic pop” e ci sta. Ora sto scrivendo brani decisamente più pop, molto moderni, mi sto concentrando sulla produzione e sulle voci. Vorrei arrivare ad un pubblico più vasto sicuramente ed anche ai più giovani».

© foto di Ermes Tazzari

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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