Tära annuncia l’uscita del suo Ep di debutto “Zefiro”
Tempo di nuova musica per Tära che, a partire da venerdì 15 maggio 2026, renderà disponibile il suo Ep di debutto intitolato “Zefiro”
Uscirà venerdì 15 maggio, ed è da oggi disponibile in presave, “Zefiro” (Troppo Records / Sony Music), l’Ep di debutto di Tära, voce emergente del panorama musicale italiano che fonde la propria cultura levantina con sonorità R&B e pop contemporanee.
C’è un vento che non si vede, ma che attraversa ogni cosa: “Zefiro” nasce da questa idea, un movimento silenzioso capace di unire luoghi, corpi e identità. Ispirandosi al vento di ponente, una forza invisibile che oltrepassa confini, trasporta memorie e mette in relazione mondi lontani, l’Ep si configura così come un viaggio sospeso tra geografia e identità, tra ciò che si può toccare e ciò che si può solo percepire.
Questa energia sottile e impalpabile è il filo conduttore dell’intero progetto, metafora di un movimento continuo tra Occidente e Oriente, tra radici e trasformazione, tra corpo e pensiero.
Attraverso i brani dell’Ep, Tära costruisce una narrazione intima ma universale, in cui l’identità non è mai fissa, ma si ridefinisce nel tempo, nel dialogo tra distanza e appartenenza, tra ciò che si è e ciò che si sceglie di diventare. Ogni traccia diventa una tappa di questo movimento continuo, componendo una mappa emotiva fatta di spostamenti, ritorni e trasformazioni interiori.
L’Ep è stato anticipato dai singoli “Mezzaluna” e “Diaspora”. Il primo apre uno spazio sospeso, dove la lontananza non separa ma unisce: sotto la stessa luna, le distanze si accorciano e si trasformano in memoria condivisa, evocando il Levante e le radici dell’artista.
“Diaspora”, invece, sposta lo sguardo verso l’interno: non più soltanto migrazione geografica, ma frattura intima e interna, una condizione di dislocazione che attraversa l’identità. Ne emerge una riflessione su cosa significhi essere percepiti come “altro” anche nel proprio Paese, tra Nord e Sud, tra identità imposte e identità vissute, tra appartenenza e marginalità.
Il racconto non si chiude in modo definitivo, ma lascia intravedere un oltre, come se qualcosa fosse ancora in divenire. Alla fine, “Zefiro” non offre una conclusione, ma una direzione: quella di un attraversamento continuo dove anche l’invisibile acquista forma e orienta il senso del viaggio.