The Minis: “Cantiamo la vita osservata dal nostro punto di vista” – INTERVISTA

A tu per tu con i tre giovanissimi musicisti torinesi, in uscita con il loro album di debutto “Senza paura

E’ un momento davvero importante per i The Minis, gruppo musicale composto da tre elementi di età compresa tra i quattordici e i sedici anni: Julian Loggia (cantante e bassista), Zak Loggia (chitarrista) e Mattia Fratucelli (batterista), al loro esordio discografico con “Senza paura”, disco contenente dieci brani inediti, anticipato dai singoli apripista “Il fiato sul collo” e “Sale nel caffè”. Nata artisticamente nel 2015, la band si è imposta per il proprio stile brit-rock, oltre che per l’innata attitudine alla musica suonata, agli strumenti e alle sonorità analogiche. Uniti dalla passione per storici gruppi del calibro dei Rolling Stones, degli The Who, dei Kinks e degli Strypes, abbiamo incontrato per voi i tre giovanissimi ragazzi, per approfondire la loro conoscenza, oltre che la propria visione musicale.

Ciao ragazzi, partiamo da “Senza paura”, il vostro album di debutto. Che sapore ha per voi?

«E’ il nostro primo disco, siamo felicissimi, dobbiamo ancora realizzare, siamo elettrizzati. Non vediamo l’ora di portarlo in tournée, farlo conoscere e suonarlo in giro».

Dieci brani inediti, quali tematiche affrontate e che tipo di sonorità avete scelto di abbracciare?

«Per le tematiche abbiamo deciso di parlare di noi, di quello che succede ai ragazzi della nostra età, la vita osservata dal nostro punto di vista. Per le sonorità, invece, ci siamo ispirati molto al mondo brit».

Dicono che il rock sia morto, è davvero così? 

«Sicuramente no, non morirà mai, vivrà per sempre, anche se un giorno per assurdo nessuno lo farà più, resteranno dischi che hanno fatto la storia di questo genere che noi personalmente ascoltiamo e amiamo molto. Quello che fanno i Maneskin ci piace, perché non seguono come tutti la scia hip pop, ma stanno in qualche modo riportando al centro dell’attenzione l’attitudine rock che si era un po’ persa negli ultimi tempi».

Quando e come è nata la vostra passione per la musica?

«Siamo da sempre a contatto con la musica grazie ai nostri rispettivi genitori, abbiamo cominciato a strimpellare gli strumenti che avevamo in casa e fin da piccolissimi abbiamo avuto interesse nei confronti di questa bellissima forma d’arte. Crescendo abbiamo approfondito gli studi, fino a quando ci siamo incontrati ed è stato “amore” a prima vista».

Come descrivereste il vostro genere? Sempre ammesso che vi vogliate collocare in un filone ben preciso…

«Guarda, non lo sappiamo. E’ un genere strano, nel senso che tendiamo ad aprirci a varie influenze, ci siamo ispirati tanto a Paul Weller, ai Baustelle, ai Supergrass. Forse non abbiamo nemmeno un vero e proprio genere, ad esempio nel disco ci sono canzoni più melodiche come “Il sale nel caffè” o “Abracadabra” che è un pezzo ska, o “Mr. Beanpole” che ha suoni molto elettronici. Cerchiamo di fare la musica che ci piace, nel miglior modo possibile».

Per concludere, dove e a chi desiderate arrivare con la vostra musica?

«A noi interessa arrivare ai giovani, anche se questo tipo di musica può essere apprezzata pure da un pubblico di adulti, il nostro obiettivo è quello di cercare di avvicinare i nostri coetanei a qualcosa che sia diverso dalla trap tanto in voga in questo momento. Un po’ come noi che siamo stati abituati ed educati ad ascoltare di tutto, pescando sia dal presente che dal passato».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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