Top & Flop, settimana 6 del 2020: il Festival di Sanremo 2020 divide

Tutti i top ed i flop dell’ultima settimana

I TOP:

Ho un piano – Raphael Gualazzi: Gualazzi decide di continuare sullo stile che aveva già adottato nell’album precedente ed il risultato è ricchissimo e pieno di melodie colorate ed originali. Come svela il titolo è il piano il vero protagonista degli arrangiamenti, per mezzo del quale Gualazzi riesce totalmente ad esprimersi al meglio. Da ascoltare per riscoprire musica che non sempre è nelle nostre playlist abituali.

Sanremo 2020: Un’edizione che, nonostante le premesse, si è rivelata interessante, ricca di belle canzoni, con un po’ di sano trash e che ha prodotto dialogo ed interazioni. Peccato solo per i tempi biblici a confronto dei quali Pippo Baudo sembra uno che finiva presto. Purtroppo, a causa dei grandi ascolti, nel caso Amadeus accettasse di fare il bis penso che si continuerebbe su questa strada.

Figli delle favole – Matteo Faustini: Un quasi concept album, cantato bene, suonato ancora meglio, che spazia tra vari generi, dal pop più irriverente alle ballad più potenti. Un bellissimo disco di un artista emergente che, se imparate a conoscere, poi non mollerete mai più.

Masini 30+1 – Marco Masini: Un disco pieno di duetti, delle hit storiche della carriera del cantautore fiorentino rivisitate con alcuni nomi molto noti della musica italiana, che spesso san regalare dei miglioramenti alle canzoni, rendendole moderne, fresche ed innovative. Ovviamente non sarei io se non vi segnalassi, tra i brani inediti, il feat con Rita Bellanza, bellissimo ed intenso, mentre tra i brani editi il duetto con Carboni su Vaffanculo e con Annalisa in Io ti Volevo.

I FLOP:

Bugo vs Morgan: Ormai fonte inesauribile di meme, la lite più discussa della TV è uno dei picchi più bassi a cui è arrivato il Festival di Sanremo. Indipendentemente di chi siano le colpe e di cosa sia veramente successo, il tutto è risultato molto brutto e degno solo di uno stendimento di veli pietosi. Morgan sarebbe da lasciare nell’oblio. La canzone oltretutto è molto carina e non si merita di essere associata solo a questi siparietti.

Riki: Già durante il Festival si era dimostrato capace di uscite come “Chi c***o sono quelli della demoscopica?” che può risultare condivisibile nel contenuto ma che, nei modi, evidenzia come il ragazzo debba crescere ancora molto. Non pago si è pure fatto riconoscere per una polemica sterile e sulla soglia dell’omofobo nei confronti di un suo critico. Bisognerebbe parlare soltanto di musica.

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Nicolò Giusti

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