TopOfTheFlop-2020

I brani che potremmo tranquillamente non portare con noi nel 2021 e che vorremmo dimenticare rapidamente al più presto, anche con l’ausilio di superalcolici

Come da tradizione (vedi le annate 2017, 2018 e 2019), siamo giunti all’ultimo articolo dell’anno, quello notoriamente più cattivo. Se a Natale siamo tenuti ad essere tutti necessariamente più buoni, a San Silvestro possiamo toglierci la maschera e pure qualche sassolino dalla scarpa, lasciandoci andare a riflessioni sincere e poco politically correct. Dopo aver realizzato la lista dei 50 singoli più belli del 2020, ci ritroviamo a raccogliere i brani che… insomma, come dire, anche no! Ecco a voi i 10 pezzi “diversamente belli” degli ultimi dodici mesi, rigorosamente in ordine sparso, anche perché sarebbe a dir poco impossibile stilare una vera e propria classifica…!

Al Bano Carrisi e Romina Power – “Raccogli l’attimo”

Una roba a metà tra un ballo di gruppo e il tema centrale della colonna sonora di un film di Bollywood. Questo e poco altro ancora è l’inedito che ha segnato la rentrée discografica di Al Bano Carrisi e Romina Power, a venticinque anni dalla loro ultima pubblicazione. Un pezzo scritto per l’occasione nientepopodimeno che da Cristiano Malgioglio, un habitué della nostra rubrica che, purtroppo, quest’anno non ci ha deliziato con nessun altro sequel della telenovela fedifraga inaugurata con “Mi sono innamorato di tuo marito” e proseguita con il ratto di un certo Fernando in “Danzando danzando”. Bando alla chance, il brano “Raccogli l’attimo” è stato presentato fuori gara sul palco dell’Ariston, nel corso della prima serata dello scorso Festival di Sanremo, provocando l’estasi di milioni di italiani residenti all’estero e suscitando grande entusiasmo in giro per il mondo, dai peggiori bar di Caracas alle migliori enoteche di San Pietroburgo. Io, francamente, al primo ascolto ho provato invece un leggero imbarazzo.

Tommaso Paradiso – “Ricordami”

Ero davvero indeciso se inserire o meno questa canzone tra i flop, perchè la crocerossina che c’è in me tende a difendere il buon Tommy Paradise dalle feroci critiche piovute dal web. Alla fine “Ricordami” non è un brano da buttare via, l’accanimento mi è sembrato anche un pochino esagerato, proprio come era fuori luogo proclamarlo astro nascente della nuova scena cantautorale, dopo aver composto un paio di canzoni orecchiabili. Cioè Tommaso Paradiso è quello che ha scritto “sei la nazionale del 2006” e “ti mando un vocale di dieci minuti”, non “come può uno scoglio arginare il mare” o “all’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore”. Poi, ho visto il videoclip del brano e ho deciso che non poteva proprio mancare all’appello in questo articolo.

Alberto Urso – “Quando quando quando” feat. J-Ax

Vinci “Amici”, fai un Sanremo che tra l’altro non va nemmeno malissimo e poi te ne esci con una versione discutibile di una delle canzoni italiane più famose al mondo, rigorosamente con sonorità prese in prestito dal Pulcino Pio. Questa è la storia di Alberto Urso e della sua “Quando quando quando”, il primo brano da villaggio turistico della storia proposto da un tenore. Nulla vale il featuring dell’onnipresente J-Ax, che trasforma definitivamente il risultato finale nella colonna sonora di uno spot del cornetto Algida. Eppure per il suo ottantesimo compleanno, il povero Tony Renis non se lo sarebbe meritato un “regalo” del genere.

Elettra Lamborghini – “Non succederà più” feat. Miss Keta

Riuscire a rendere ancora più trash dell’originale una canzone già di per sé discutibile è un’impresa da titani, che solo una come Elettra Lamborghini poteva portare a compimento, scatenando l’ira degli dei e dei coniugi Celentano. Portata al successo da Claudia Mori nel 1982, “Non succederà più” non ha mai partecipato in gara a Sanremo, seppur nella serata delle cover della passata edizione del Festival sia stata spacciata per tale. Eticamente ed epicamente opinabile la versione dal vivo proposta in notturna sul palco dell’Ariston insieme a Myss Keta, con tanto di bacio saffico, non che l’incisione in studio sia migliore, perché nemmeno l’effettistica è in grado di fare miracoli.

Le cover di “I love my radio” – tutte, nessuna esclusa

Una delle tendenze che vorremmo non portarci dietro nel 2021 è quella delle cover rivisitate male, in tal senso l’operazione “I love my radio” ne ha rappresentato un vero e proprio fiore all’occhiello, riuscendo nell’intento di distruggere diversi capolavori della musica leggera italiana, a partire da Biagio Antonacci che ha trasformato “Centro di gravità permanente” in una specie di “Cucaracha”, ma senza dimenticare anche  “Mare mare” di Elisa, “Non sono una signora” di Giorgia, “Sei nell’anima” dei Negramaro e via dicendo le altre. Per non scontentare nessuno, abbiamo deciso di raggrupparle tutte insieme, di inserirle in un enorme sacco nero e di abbandonarle in questo disgraziato&desolato 2020 che volge finalmente al termine.

i love my radio

Romina Power – “Il ballo del qua qua (2020 version)”

Seconda nomination per l’ex first lady di Cellino San Marco Romina Power, direi meritatissima. Una hit della nostra infanzia riproposta in salsa reggaeton, con un violino messo a caso e qualche sputacchiata di rap qua e là, giusto per non farci mancare nulla. In un’annata in cui è risultato per tutti difficile prendere sottobraccio la felicità, “Il ballo del qua qua (2020 version)” diventa un vero e proprio manifesto di ciò che non abbiamo richiesto, la risposta a una domanda mai fatta, quasi a voler dar fuoco ai ricordi più belli della nostra fanciullezza, come a dire: “hey Ciccio è arrivata l’ora di svegliarti e di crescere, il mondo non è più come lo hai conosciuto”. E tanti cari saluti a mamma papera e papà.

Stefania Orlando – “Babilonia”

Lanciare un singolo dall’interno della casa del Grande Fratello Vip, senza la possibilità di fare promozione in giro. Vabbè, una condizione comune in questo 2020. Si intitola “Babilonia” il nuovo inedito di Stefania Orlando, che continua nella sua leggendaria impresa di riempire l’enorme vuoto lasciato nel mondo della musica da Raffaella Carrà. Il brano, disponibile per davvero sulle piattaforme digitali e nei digital download a partire dallo scorso 6 novembre, non è altro che l’ennesimo cocktail di cose ascoltate e riascoltate d’estate, un pot-pourri di cliché triti e ritriti, di cui francamente potevamo fare a meno.

Jerry Calà – “Un metro indietro”

In un’estate molto diversa dalle precedenti, non si è fatta notare (ma noi l’abbiamo scovata lo stesso) la nuova trovata musicale di Jerry Calà, intitolata “Un metro indietro”. Senza passare troppo tempo a chiederci perchè, sottolineiamo che non si tratta della prima canzone da ombrellone dell’attore e, verosimilmente, nemmeno dell’ultima. Una sola considerazione: aridatece “Maracaibo”.

Denis Dosio – “Fatti a regola d’arte”

Su Denis Dosio potremmo scrivere interi trattati di sociologia 2.0, per chi non lo conoscesse sarebbe meglio saltare questo paragrafo per mantenere integra la vostra purezza, mentre chi è già contaminato può pure proseguire nella lettura. Stiamo parlando di un influencer, né il primo né l’ultimo a provarci con la musica, un settore già di per sé martoriato che non viene risparmiato da questo esercito di non cantanti. “Fatti a regola d’arte” è il secondo singolo del modello romagnolo, che coltiva anche il sogno di fare l’attore, infatti sono molto celebri i suoi provini trash caricati tra le storie Instagram, in cui recita (male) alcuni aforismi di Christian Grey, presi in prestito dalla saga di “50 Sfumature”. Ecco Denis, lascia stare la musica… il cinema ha decisamente più bisogno di te.

Noseal, Niklaus e Johnny F. feat Angela Chianello – “Non ce n’è”

Vuoi o non voi, Angela di Mondello ha catalizzato l’attenzione dei media in questo 2020, al punto che, come accade spesso di conseguenza, il debutto discografico non si è fatto di certo attendere. Inutile spendere parole, giudizi e analisi a riguardo. Di positivo c’è che la “canzone” finisce.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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