Tosca, tutto quello che c’è da sapere sul nuovo disco “Feminae”
Tempo di nuova musica per Tosca che, a partire da venerdì 24 aprile 2026, ha reso disponibile il disco “Feminae”. Ecco tutto quello che c’è da sapere
Tosca torna con “Feminae”, un album che rimette al centro il femminile come spazio di creazione, identità e libertà, inteso nel suo senso più profondo e universale: una forza generativa, di accoglienza e dialogo. Disponibile dal 24 aprile al link https://tosca.lnk.to/feminae, il progetto segna il ritorno dell’artista in BMG a sette anni dal fortunato “Morabeza” e si presenta come un attraversamento di voci, repertori e scritture diverse, tra adattamenti e nuovi brani.
Il titolo del disco, suggerito da Renzo Arbore, nasce da una riflessione sul termine “femmina”, qui restituito alla sua complessità originaria e liberato da letture convenzionali che ne hanno spesso impoverito il significato. Spiega Tosca: «Femminile per me non significa ostentazione o sterili rivendicazioni che possono portare alla mercificazione, bensì una visione in cui fecondità, nutrimento e rifugio, qualità archetipe della “mater”, diventano strumenti di slancio verso una diversa consapevolezza e una nuova forma di liberazione dagli stereotipi».
Sul piano musicale, Tosca si affida ancora una volta a Joe Barbieri, che firma produzione artistica, arrangiamenti e adattamenti in italiano, accompagnando il progetto verso un impianto sonoro coerente e riconoscibile. “Feminae” si sviluppa in una dimensione di libertà creativa che privilegia lo scambio e l’autonomia espressiva, senza subordinarsi a logiche di mercato o dinamiche di esposizione. Per costruirla, l’interprete romana coinvolge artiste della scena internazionale e italiana: Carmen Consoli, Ornella Vanoni, Maria Bethânia, Sílvia Pérez Cruz, Stacey Kent, Mama Marjas, Cristina Branco, chiamate a condividere temi meravigliosi della tradizione mondiale o nuove composizioni scritte per il disco. A completare il disegno musicale, gli interventi di Paolo Fresu, Rita Marcotulli e dei Flowing Chords. Ne emerge un lavoro che non si limita a descrivere il femminile, ma lo attraversa come territorio vivo e in continuo movimento.
Il progetto si avvale inoltre delle firme di autori come Pacifico, Jorge Dexler, Gegè Telesforo, Giovanni Truppi, Michele Santoleri, Gnut, Pietro Cantarelli, Fabio Ilacqua, Tony Canto, Ivano Fossati, accanto a nomi illustri della tradizione come Vinicius De Moraes, Antonio Carlos Jobim, Rafael Hernández, Fausto Bordalo Gomes Dias, Sergio Bardotti e Maurizio Piccoli.
Tosca, le collaborazioni di “Feminae”
Con l’amica Carmen Consoli, Tosca costruisce un duetto quasi “notturno” nel brano “Il giglio, la verbena, il glicine e la rosa”, versione italiana di una delle esecuzioni più iconiche del repertorio di Buena Vista Social Club “Silencio”. I fiori evocati nel titolo diventano immagini di una bellezza fragile che ci circonda e che chiede ascolto e cura, mentre l’incontro tra le due artiste si muove tra radici mediterranee e orizzonti della world music, in un pezzo amato da entrambe e trasformato in un ponte sonoro tra sensibilità e culture diverse.
La voce inconfondibile di Ornella Vanoni attraversa lo struggente “Per un’amica”, incontro tra due donne che si raccontano la vita e le prigioni immaginarie, superate con la libertà che la nostra mente e creatività possiede. La canzone nasce da un legame artistico e umano che si è costruito nel tempo, fatto di stima reciproca, riconoscimenti silenziosi e sguardi a distanza. Il brano appartiene al repertorio meno noto della Vanoni. Registrata poco prima della sua scomparsa, la sua voce resta centrale e dialoga con quella di Toscasulle note di un quartetto d’archi. Un duetto che assume anche il valore di un passaggio artistico e generazionale tra due interpreti che, pur da lontano, si sono sempre stimate.
Con la sua voce iconica Maria Bethânia canta la canzone d’amore “Eu não existo sem você”, tra le più intense creazioni di Tom Jobim e Vinicius De Moraes, diventata nell’album “Io non esisto senza te” con il pianoforte di Rita Marcotulli e la tromba di Paolo Fresu. Un testo che esprime la certezza che la vita trovi senso solo nella presenza della persona amata e che un amore sia autentico solo se conserva in sé una traccia di saudade, quella “gioia di essere tristi” così tipica del sentire brasiliano.
Il timbro inconfondibile della voce del fado Cristina Branco in “Roma, Berlino, Lisbona” del cantautore portoghese Fausto Bordalo Gomes Dias, tra le figure più influenti della canzone d’autore politica lusitana, trasforma un racconto sentimentale in una riflessione sull’identità e le connessioni tra persone che condividono ideali comuni oltre i confini geografici. Il brano è cantato da Cristina Branco in portoghese e in italiano.
Un tuffo oltreoceano è con Stacey Kent, una delle grandi voci del jazz contemporaneo, che si mette in gioco cantando in italiano l’adattamento di “Soledad” dell’uruguayano Jorge Drexler. La sua grazia interpretativa, discreta, essenziale, quasi impalpabile, si intreccia con la voce di Tosca in un incontro raro, costruito per raccontare un sentimento universale che genera stupore, ma anche fa accogliere le proprie fragilità.
La versione di Tosca di “La canzone popolare” di Ivano Fossati vuole essere una dichiarazione d’amore per la forma canzone e la sua capacità di arrivare al cuore e muovere le coscienze. L’intervento di un intero coro di voci, i Flowing Chords, fa letteralmente spiccare il volo al pezzo. La scelta del brano è una riflessione sulla funzione civile della musica e sul ruolo della canzone come voce collettiva e strumento di coscienza.
Sílvia Pérez Cruz, già ospite in una versione indimenticata di “Piazza Grande”, torna accanto a Toscanell’inedito “C’è”, cantando per la prima volta in italiano. Scritta da Pietro Cantarelli con Tosca, la canzone si configura come un contrappunto interiore tra anima e ragione, istinto e consapevolezza, assumendo la forma di una piccola forma operistica in cui le linee melodiche si inseguono e si sovrappongono così come fanno i movimenti dell’anima. Nell’edizione deluxe dell’album il brano è anche proposto in una intensa versione in spagnolo, “Hay”, adattata dalla stessa Pérez Cruz e cantata da lei e Tosca nella lingua della cantante catalana.
Con Mama Marjas Tosca si cimenta in un brano inedito e per lei insolito “Esiste la vergogna”, a metà tra rap e scrittura cantautoriale, con Gegè Telesforo, Giovanni Truppi e Michele Santoleri. Il pezzo affronta con sguardo diretto le fratture del presente, inserendosi nella tradizione della canzone popolare e dei cantastorie. Il testo riflette sull’indifferenza, sull’ipocrisia e sulla fragilità del nostro tempo e sulla reale mancanza di amore e protezione per le generazioni che ci succederanno. Il contributo di Mama Marjas aggiunge una prospettiva raggamuffin.
Tosca, gli inediti di “Feminae”
A completare il nucleo delle canzoni scritte per il disco, accanto a “C’è” ed “Esiste la vergogna”, l’elenco comprende:
“Primavera” di Pacifico e Tosca nasce come riflessione sulle distanze relazionali all’interno degli affetti familiari, rese ancor più dolorose quando subentra la perdita. Nato in una sera difficile a Parigi, da una chiacchierata a cuore aperto tra autore e interprete a partire da esperienze condivise, questa canzone segna il punto di inizio del disco. Un breve interludio vocale dell’artista stessa, ne amplia la dimensione, restituendo al brano un respiro più sospeso e contemplativo.
“Creatura naturale” di Tony Canto è un inno alla vita, un’idea di appartenenza al tutto, come una singola voce dentro un organismo più ampio, dove ogni elemento trova il proprio equilibrio, una riflessione contro l’apparenza e lo status a favore di una sostanza più profonda e coerente.
L’intima anima brasiliana di Tosca risuona con forza in “Che sarà terra e che sarà mare” di Fabio Ilacqua. Il matrimonio “maledetto” di una giovanissima sposa, costretta all’altare, prende forma in un racconto in cui il giudizio degli altri diventa motore di un dramma silenzioso, con la sola pioggia a fare da testimone e quella saudade capace di trasformare in luce anche il cielo più cupo.
“Tutt’e sere”, nata dalla penna di Gnut, è una canzone d’amore minimale e luminosa, in cui la voce di Tosca si posa su una chitarra delicata per raccontare il desiderio di una presenza fatta di gesti minimi e di felicità condivise. Gnut rinnova con naturalezza la tradizione partenopea, intrecciando scrittura classica e sensibilità contemporanea nel solco di una lezione poetica e musicale profondamente radicata a Napoli.