Tredici Pietro: “Nella mia musica ci metto la faccia e il cuore” – INTERVISTA

Tredici Pietro

A tu per tu con Tredici Pietro per parlare del nuovo disco “Non guardare giù”, fuori da venerdì 4 aprile per Epic Records / Sony Music Italy

Esce venerdì 4 aprile “Non guardare giù”, il nuovo album di Tredici Pietro, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico. Ad anticipare il progetto sono stati i singoli “Verità”, “Morire, “Serve amore” con Irbis. 

Per le curatissime produzioni dell’album, Tredici Pietro si è affidato a Sedd e Fudasca, che compaiono nella quasi totalità delle tracce, e a una grande squadra di producer composta da Tommaso Ottomano, Galeffi Bros, Chakra, Mantovani, Milanezie, kofi bae, Drast, Rivaundici, Verano, Kermit e Cali Low.

Tredici Pietro racconta il disco “Non guardare giù”, l’intervista

Come si è sviluppato il processo creativo di questo nuovo progetto?

«Ci ho messo due annetti per fare il disco. Mi sono preso un po’ di tempo, perché ritengo che sia più importante fare le cose fatte bene piuttosto che farle sempre e di continuo, senza la dovuta importanza. Ho realizzato un centinaio di provini, ho sperimentato tanto con tute cose differenti tra loro. Una volta giunto a qualcosa che mi potesse soddisfare, ho messo tutto sul piatto e ho riascoltato, fino a scegliere una ventina di pezzi che poi sono diventati i tredici presenti nel disco».

È un disco che sorprende per le sue contaminazioni, che tipo di lavoro c’è stato in studio dietro la ricerca del sound?

«All’inizio i provini sono venuti fuori spontaneamente, senza chiedermi troppe risposte. Poi mi sono accorto che queste tracce avevano coerenza tra di loro, così abbiamo lavorato sugli arrangiamenti e sull’organicità del sound. Questo disco è quasi tutto suonato, per questo quando lo faremo live sarà uguale».

Se avessi la possibilità di incontrare il Pietro di sette anni fa, quello che stava muovendo i primi passi nella musica con “Pizza e fichi”. Cosa gli diresti e soprattutto quale canzone di questo disco gli faresti sentire per prima?

«Probabilmente gli farei ascoltare la traccia numero 10, “Respirare”, perché è traccia molto personale, che non penso che Pietro di sette anni fa avrebbe pensato di poter mai realizzare. Se potessi gli direi che sta andando tutto benne, che è un grande, che è il numero uno, che non si deve fare tutte queste paranoia, perché è fortissimo e se non ne rende conto è soltanto perché ha paura di se stesso. Nonostante la sua fragilità, ne vale davvero la pena andare avanti».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica finora?

«Quando ho deciso di fare musica e di metterci la faccia, è stato il giorno in cui mi sono voluto davvero bene. Quindi la lezione l’avevo imparata prima, forse, quando capito che il rimorso mi avrebbe ucciso, più di qualsiasi altra cosa. Avevo bisogno di perseguire il mio sogno, altrimenti sarei stato una persona infelice e sgradevole, una persona con cui non avrei voluto nemmeno io averci a che fare. Così ho deciso di non farmi mangiare dal rimorso e credo di aver imparato in quel frangente la più grande lezione della mia corta vita».

Scritto da Nico Donvito
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