Tropico, Cesare Cremonini e Fabri Fibra

Recensione della proposta per l’estate del 2022 di un inedito trio

In mezzo al frastuono della dancehall, tra la mondanità del reggaeton e il fascino del latino americano, che ormai popolano radio e tv da oltre un mese, potrebbe esserci spazio anche per un’alternativa di “Contrabbando”. Si intitola così il nuovo singolo targato Tropico, nome d’arte del paroliere Davide Petrella, spesso autore proprio di quelle stesse canzoni che animano i locali e fanno sbuffare i più seriosi. Nel suo progetto estivo l’artista napoletano si è servito di due illustri collaboratori, Fabri Fibra e Cesare Cremonini, che nulla hanno in comune tra di loro se non proprio l’abilità e l’incisività delle liriche che escono dalle loro penne.

Rivoluzionari, entrambi, per i propri testi. Da una parte c’è chi ha riscritto il cantautorato italiano con la travolgente semplicità dei propri versi, contraddistinti però da un’impronta soave e armoniosa. Al polo apposto la vera miccia del rap tricolore, accesa mediante un modo di scrivere diretto ed esplicito, connotato però da un’ironia spiazzante e rivoluzionaria.

Se è pur vero che il brano si distanzia dal progetto estivo in senso stretto, c’è da dire che la produzione e la ritmica del brano non è di certo in antitesi rispetto alla stagione corrente. Il tappeto elettronico su cui il trio si alterna è un uptempo scorrevole e movimentato, in apparenza quasi superficiale. E’ proprio la superficialità il leitmotiv tematico del brano: un susseguirsi di argomenti appena citati è la perfetta sintesi di “Contrabbando”. Impossibile citarli tutti: si va dalla politica (“Sergio bis”) alla letteratura (“Amo Neruda ma è melodrammatico”), passando per il pop (“Amadeus porta a Sanremo i Kiss”) e il nuovo che avanza (“la trap e la drill”). In realtà, come spiegato da Petrella, questo è la rappresentazione di un mondo in cui ”c’è un ingorgo ovunque, troppe informazioni tutte insieme, troppe opinioni, troppa musica tutta insieme, tutti vogliono tutto, tutti sanno tutto”.

Ed è infatti da questo filone di pensiero che viene fuori il titolo del brano: “le buone idee di questi tempi sono di contrabbando […] se qualcuno dovesse mai avere una buona idea in questo periodo credo che non verrebbe capita, si perderebbe, meglio farla passare sottobanco in un primo momento, trovare una strada alternativa”.

La presenza dei due ospiti mira a spezzare la continuità “monotona” della canzone. Cesare Cremonini ha il compito di dare linfa alla strofa, alla quale aggiunge enfasi con un cantato ritmato ma mai standardizzato, che inevitabilmente rende molto più familiare la voce narrante del brano. Fibra fa essenzialmente Fibra: con un flow super adattato alla base lancia frecciatine ai “rapper scarsi” e ai “politici nazi”, attraverso una serie di rime dirette e affilate.

Il risultato di quanto prodotto dal trio ha il sapore di una hit leggera e raffinata. Una canzone caratterizzata sì da una linea impegnata ma anche fatta per accoglierci in macchina dopo averla parcheggiata per 8 ore al sole in una giornata di mare.

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