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Le canzoni nel giorno dell’amore

Scrivere d’amore a San Valentino è un po’ come mangiare il panettone il giorno di Natale o dimenticarti sempre e comunque l’ombrello quando piove: scontato e prevedibile. Faccio un passo indietro e guardo la rubrica che con il passare delle settimane si è arricchita sempre di più di sentimenti, di farfalle nello stomaco, di frasi scritte ma mai dette alla persona in questione, ma anche di rabbia e di delusione. Poi apro Spotify e ascolto la playlist dedicata e mi accorgo che davvero le canzoni ci aiutano a vivere, a superare gli ostacoli, a dire quello che non riusciamo a dire e a farci capire in tutte le lingue del mondo. Gli artisti scrivono migliaia di pezzi d’amore all’anno, alcuni li conosciamo a memoria e altri sono ancora lì, chiusi nei cassetti o intrappolati nelle corde di una chitarra, nell’attesa che qualcuno li liberi.

Le cantiamo tutti i giorni, ci fanno piangere, ci fanno sognare ad occhi aperti e ci fanno credere in un sentimento che spesso pensiamo di non poter più trovare, quindi questo mio pezzo oggi è una lettera per loro, per tutte le canzoni d’amore che ho incontrato.

Care canzoni d’amore, certo che siete tante, così tante che la rubrica potrebbe andare avanti all’infinito e io potrei avere la bacheca di Facebook invasa di cuori.

Ricordo quando da piccola cantavo “Una canzone d’amore” degli 883 perché loro sì che hanno l’originale, e chissà se Max alla fine ha trovato le parole per far uscire il calore che non si sapeva spiegare. Evidentemente sì, perché si è sposato con la sua migliore amica. Ci sono voluti un po’ di anni, però è stata efficace. Di certo non stupida, come quella che ha scritto Tommaso Paradiso. Ma infondo quando parliamo d’amore siamo tutti un po’ più stupidi, ci sentiamo un po’ inguaribili e romantici, rincorriamo relazioni come se avessimo cuori di Vinavil che si appiccicano l’uno con l’altro. Con il vostro aiuto, care canzoni, abbiamo dichiarato il nostro amore dentro a un monolocale, abbiamo aperto le nostre case e lasciato che quella persona entrasse e girasse tra i nostri dischi, dicendole pure di restare “finché ti va”.

Ogni tanto ci siamo sentiti anime da maneggiare con cura, così fragili che abbiamo preferito scrivere un “Ti amo” con un pastello bianco per nasconderlo da tutti e restare fermi a guardare piuttosto che gridarlo tra la strada e le stelle per inseguire la felicità. Altre volte, invece, ci avete dato l’energia per ricominciare, come se avessimo passato tutto il mese di settembre a tirare destri contro a un muro. Quando ci delude anche l’ultima persona alla quale avremmo pensato, ma riusciamo a metterla via, perché forse è davvero meglio così. Come quelle notti di maggio passate a piangere e voi eravate lì, pronte: siete state l’arsenico e la cura, la medicina amara e i cerotti, le coltellate e il maglione con il quale ci siamo coperti le spalle.

E poi, a quelli più fortunati, avete dato la possibilità di incontrarsi. Che sia stato il 16 marzo, il 22 settembre, al telefono o solo per tre minuti. Con una canzone, per una volta, non ci siamo più sentiti da Serie B, ma siamo riusciti a sentirci il centro del mondo per qualcuno, anche se non abbiamo gli occhi azzurri e anche se non siamo niente di speciale.

Ma soprattutto, vi siete fatte cantare a squarciagola in macchina, a un concerto, in una casa davanti ad una puntata del Festival di Sanremo, in mezzo a una via piena di gente. E vi siete fatte dedicare. Credo che dire “questa canzone l’ho messa per te”, sia una delle cose più belle che si possano dire e condividere qualcosa che amiamo con chi amiamo vuol dire farlo entrare nella nostra vita e nel nostro cuore. Non avere più nessun grado di separazione, essere esattamente dove vorremmo essere. Vuol dire che ogni volta che ascolteremo quel pezzo, penseremo sempre ad un viso e ad una voce, o a un profumo che sa di casa. E se poi andrà male, possiamo usarla per pulirci il cuore ogni volta in cui ne avremo bisogno, come un regalo fatto a mano che teniamo nel cassetto.

Quindi, mio caro esercito di canzoni d’amore, continuate ad invadere le playlist di Spotify della gente, ad uscire dalle casse dell’autoradio e a farvi cantare a più non posso. Potreste anche incontrare chi vi farà abbassare il volume, ma voi non abbiate paura: alla fine riuscirete ad insegnar loro che l’amore conta, eccome se conta.

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Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

By Gloria Tagliani

Il mio lavoro è far quadrare tutto, ma se c’è una cosa che non quadra mai, quella è la mia vita. Credo nei finali dei film romantici, nel Liga, nei tramonti, nei biglietti aerei, nelle canzoni urlate a squarciagola e nelle stelle cadenti. Ho cinque tatuaggi e troppe playlist.

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