Ultimo debutta al cinema, quando la sala diventa Tor Vergata

Ultimo

Il lungometraggio “Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata” debutta al cinema. Il nostro racconto del film distribuito da Nexo Studios e diretto da Giorgio Testi

Ultimo non porta al cinema soltanto il concerto dei record di Tor Vergata: porta il suo popolo. E forse è proprio questa la cosa più interessante di “Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata”, film diretto da Giorgio Testi che restituisce, con tutti i limiti inevitabili del formato, la scala di una serata che dal vivo doveva essere quasi impossibile da decifrare nella sua interezza: 250 mila persone radunate il 4 luglio per “La favola per sempre“.

Su Tor Vergata si è scritto e detto di tutto: chi ha celebrato l’impresa, chi ha storto il naso davanti alla retorica dei numeri, chi ha provato a misurare il fenomeno con i soliti metri della credibilità artistica. Ma per capire davvero che cosa sia accaduto probabilmente bisognava esserci. Il film, distribuito da Nexo Studios da ieri 22 fino al 30 settembre e lungo 165 minuti, non annulla quella distanza, ma la riduce in modo sorprendentemente fisico.

Il concerto è la spina dorsale del racconto, naturalmente. Attorno, arrivano flashback, immagini della costruzione del live, qualche passaggio più privato e lo sguardo sul mondo interiore di Niccolò Moriconi. Nulla di particolarmente rivelatore, va detto, perché il lungometraggio non scava davvero, ma ha il merito di non tradire il proprio oggetto: è un film-concerto, prima di tutto, non una biografia mascherata da backstage. E allora il dato più eloquente non è nemmeno sullo schermo.

Alla proiezione milanese a cui abbiamo assistito, la sala ha lentamente mutato pelle: prima le mani a tempo, poi gli applausi alla fine dei brani, infine le persone in piedi, a ballare e cantare senza più alcun freno inibitore. Un’arena 2.0, insomma. Non una semplice visione collettiva, ma la replica in scala ridotta di quel rito condiviso che il cantautore romano ha saputo costruire. Perché Ultimo non ha semplicemente un pubblico: ha creato una comunità che conosce le parole, i gesti, le attese e persino il modo in cui celebrare i propri anniversari. Il 22 settembre, data che dà il titolo a uno dei suoi brani più noti, è diventato un appuntamento simbolico per i fan; non sorprende quindi che il debutto cinematografico sia stato fissato proprio quel giorno.

Il film in sé non è immune da difetti. Alcune scelte di montaggio sono più enfatiche che necessarie, certe riprese sembrano voler ribadire per l’ennesima volta la grandezza dell’evento anziché fidarsi dell’evidenza. E, nell’accumulo di canzoni, affiorano con maggiore nettezza anche i momenti in cui la scrittura di Ultimo pare uscita più dall’urgenza di alimentare un repertorio che da una reale necessità espressiva. Il suo linguaggio, del resto, continua a muoversi su coordinate immediate, sentimentali, talvolta fin troppo programmatiche. Ma è difficile contestare ciò che accade quando quei brani incontrano la loro gente.

La scaletta funziona perché possiede un’architettura emotiva chiarissima e perché è sostenuta da una band molto compatta, capace di dare peso e dinamica a un canzoniere che dal vivo trova spesso più respiro rispetto alla sua dimensione discografica. Il crescendo della sala lo dimostra meglio di qualsiasi slogan promozionale. “Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata” non è un grande film nel senso cinematografico più severo del termine. È però una testimonianza efficace di un evento fuori misura e, soprattutto, di una connessione artista-pubblico che nella musica italiana contemporanea ha pochi paragoni. Se volete capire Ultimo soltanto passando dai dischi, rischiate di perdervi metà della storia: l’altra metà è davanti a lui, canta ogni parola e trasforma perfino un cinema in uno stadio.

Scritto da Federico Arduini
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