Una canzone per te: dentro il testo di “Uomini soli” dei Pooh

Entriamo dentro il testo di una canzone

Nuovo appuntamento con “Canzone per te”, la rubrica che ogni settimana ti porta alla scoperta di una canzone diversa, cercando di capire il significato e il messaggio che vuole trasmettere attraverso la sua musica e le sue parole. La canzone protagonista di questa settimana è “Uomini soli” dei Pooh: si tratta del singolo facente parte dell’omonimo album, pubblicato nel marzo 1990 e certificato con due dischi di platino per le oltre 500 mila copie vendute. Con questo brano i Pooh vinsero la 40esima edizione del Festival di Sanremo del 1990, condotta da Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci.

Il tema centrale affrontato dalla canzone è quello dell’emarginazione e della solitudine: due condizioni umane che feriscono e lacerano innumerevoli individui.

A volte un uomo è da solo perché ha in testa strani tarli, perché ha paura del sesso o per la smania di successo. Per scrivere il romanzo che ha di dentro, perché la vita l’ha già messo al muro o perché in un Mondo falso è un uomo vero”: sono queste le parole con qui si apre la seconda strofa. In questo breve passaggio vengono indicati i principali motivi per cui diversi uomini provano solitudine o si sentono emarginati: il desiderio di ottenere il successo, l’eccessiva falsità e ipocrisia del mondo, le critiche e le sconfitte subite nel corso degli anni sono solamente alcuni dei motivi che provocano questi stati d’animo.

Il mondo sembra andare avanti alla massima velocità. La tecnologia e la scienza hanno registrato un’evoluzione e una crescita a dir poco sorprendente; il problema è che, dall’altro lato, lo sviluppo politico e sociale non è stato in grado di tenere questo passo ed adeguarsi ai nuovi tempi e mezzi. Per questo motivo talvolta non ci si accorge e non si tutelano gli individui che, per le diverse difficoltà incontrate, restano indietro o cadono a terra; in un’era in cui è possibile comunicare da un punto all’altro del globo in tempo reale, non ci si accorge delle sofferenze e delle problematiche dietro l’angolo.

Il narratore si riferisce pertanto alla figura di Dio, in quanto ente superiore e divino, creatore del mondo e dell’umanità stessa, con l’intenzione di esortarlo a cambiare il destino degli uomini e delle loro vite: “Dio delle città e dell’immensità, se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi, vediamo se si può imparare questa vita e magari un po’ cambiarla, prima che ci cambi lei”. Il ritornello poi continua: “vediamo se si può farci amare come siamo, senza violentarsi più con nevrosi e gelosie”. Il sogno di una vita priva di gelosie e conflitti e piena d’amore e cooperazione risulta essere chiaro ed evidente.

Il brano si chiude con un parallelismo tra la vita “in cielo” e quella terrena: “ma quaggiù non siamo in cielo e se un uomo perde il filo è soltanto un uomo solo”. Si tratta di parole brevi e concise che, però, esprimono un concetto di notevole importanza: la vita reale è sempre difficile e cruda. Servono tanto tempo e lavoro per raggiungere un risultato, che però può essere vanificato in pochi attimi; ogni caduta, ogni errore, ogni volta che si “perde il filo” si rischia di restare soli o incompresi.

In definitiva “Uomini soli” è, senza alcun dubbio, una delle pietre miliari della musica italiana; con questo brano i Pooh, già famosi e rinomati, hanno accresciuto ancor di più la loro fama e il loro successo. Ovviamente, l’interpretazione e la voce inconfondibile di Roby Facchinetti, unita a un testo e una melodia profondi e avvolgenti, offre ancor maggior risalto a una canzone che è destinata a rimanere per sempre nella mente e nel cuore di tutti.

Testo |

Li incontri dove la gente
Viaggia e va a telefonare
Col dopobarba che sa di pioggia
E la ventiquattro ore
Perduti nel Corriere della Sera
Nel va e vieni di una cameriera
Ma perché ogni giorno viene sera?
A volte un uomo è da solo
Perché ha in testa strani tarli
Perché ha paura del sesso
O per la smania di successo
Per scrivere il romanzo che ha di dentro
Perché la vita l’ha già messo al muro
O perché in mondo falso è un un uomo vero
Dio delle città e dell’immensità
Se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi
Vediamo se si può imparare questa vita
E magari un po’ cambiarla prima che ci cambi lei
Vediamo se si può farci amare come siamo
Senza violentarsi più con nevrosi e gelosie
Perché questa vita stende e chi è steso
Dorme o muore oppure fa l’amore
Ci sono uomini soli
Per la sete d’avventura
Perché han studiato da prete
O per vent’anni di galera
Per madri che non li hanno mai svezzati
Per donne che li han rivoltati e persi
O solo perché sono dei diversi
Dio delle città e dell’immensità
Se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi
Vediamo se si può imparare queste donne
E cambiare un po’ per loro e cambiarle un po’ per noi
Ma Dio delle città e dell’immensità
Magari tu ci sei e problemi non ne hai
Ma quaggiù non siamo in cielo e se un uomo
Perde il filo è soltanto un uomo solo
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Luca Buson

Presentatore e conduttore radiofonico. Il microfono e il palcoscenico sono la mia vita. Grande appassionato di musica, in particolare italiana. Il mio motto è "break your limits".

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