A tu per tu con il giovane rapper genovese, in uscita con il nuovo singolo intitolato “Senza regole

Tempo di nuova musica per Riccardo Bixio, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Vago, giovane rapper genovese classe ’98, fuori dallo scorso 13 marzo con “Senza regole”, il suo ultimo singolo pubblicato per Visory Records, su licenza esclusiva di Believe. Conosciamolo meglio.

Ciao Riccardo, benvenuto. Partiamo da “Senza regole”, cosa rappresenta esattamente per te questo nuovo singolo?

«È uno dei brani che rappresenta me stesso più di altri».

Un brano che affronta la tematica del ricordo, che si scontra contro la consapevolezza che nella vita nulla ritorna e che il futuro non solo è da scrivere, ma anche diverso da ciò che abbiamo vissuto. Come sei arrivato a questo genere di considerazioni?

«A volte scrivo inconsapevole di ciò che sto esprimendo e dopo cerco di analizzare quei concetti e ogni volta scopro sempre cose nuove di me stesso, cose che spesso non trovo facendomi un semplice “esame di coscienza” Ecco, ci sono arrivato cercando di capire me stesso e cosa provavo effettivamente in quel momento».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio l’intero senso del brano?

«Senza regole tutto regolare».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«La musica l’ho sempre amata. Mio padre e mia madre mi hanno fatto amare la musica. Io penso che la musica sia come l’aria. Nessuno può vivere senza. La musica ti accompagna in tutta la vita. Sia che la produci, sia che l’ascolti e basta. Perciò non ho scoperto la passione per la musica, l’ho soltanto fatta mia dai 13 anni».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Gli album rock di mio padre, dagli U2 a Ligabue, ecc… Le canzoni latine che ascoltava mia madre (Don Omar, Marc Anthony ecc..). E la musica rap che ascoltavo in seconda media come Fabri Fibra, Club Dogo e Eminem».

La tua è una città con grandi punti di riferimento, soprattutto se pensiamo al cantautorato della scuola genovese. Come guardi alla musica del passato? Senti un po’ il peso della responsabilità di rappresentare una scena che, in qualche modo, raccoglie un’importante eredità?

«Ho grande rispetto della musica del passato perché ha fatto la storia e cerco di trarne ispirazione. Ovviamente il peso c’è ma cercherò sempre di fare del mio meglio per non “infangare” la mia città e i nomi che già la rappresentano».

A detta di molti i rapper sono da considerare come i nuovi cantautori, cosa ti affascina in particolare del genere che rappresenti?

«Il modo in cui un messaggio può arrivare direttamente senza giri di parole».

Stai lavorando a nuova musica? Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo prossimo futuro?

«Sto facendo tanta musica. Contenuti. E tanta fame».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare?

«La musica si rivolge ai giovani, ovviamente, e vorrei arrivare ai più grandi come arrivo a loro».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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