Valentina Iannone

A tu per tu con la cantautrice campana, in uscita con il suo EP d’esordio intitolato “Ad alta voce

Quattro inediti arricchiscono questo biglietto da visita discografico di Valentina Iannone, vale a dire l’EP di debutto intitolato “Ad alta voce”, rilasciato lo scorso 16 dicembre. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Valentina, benvenuta. Partiamo dal tuo EP d’esordio “Ad alta voce”, che sapore ha per te questo progetto?

«“Ad alta voce” per me è un “grido” di forza, speranza e contatto. La forza di agire ogni giorno per un mondo migliore. La speranza che ciò avvenga. Il contatto, quale espressione di condivisione con se stesso e l’altro, che non dovrebbe mancare mai».

Quali sensazioni e quali stati d’animo ti hanno accompagnata durante di lavorazione di queste quattro tracce?

«Ogni canzone dell’EP ha un percorso e corrisponde a diversi momenti della mia vita. Ognuno di quei percorsi si fonde con gli altri in una sorta di viaggio dell’anima. Le sensazioni vissute sono davvero tante, descriverle sarebbe difficile. Posso dire, riassumendo molto, che ho alternato momenti di forte entusiasmo misti a quelli di preoccupazione per la situazione che stiamo vivendo».

Chi ha collaborato con te alla realizzazione di questo progetto? Chi senti di ringraziare?

«Il mio grazie più sentito va ad una persona speciale, che ha creduto nel mio sogno… e insieme a lui, al mio manager, Roberto Vargiu, che crede in me più di quanto, forse, non faccia io».

Dal punto di vista musicale, che tipo di sonorità avete voluto abbracciare?

«Scrivo musica pop italiana, quindi troverete sicuramente queste sonorità; con qualche contaminazione blues dettata dalla timbrica della mia voce. L’ultima traccia dell’EP “E non finisce”, invece, ha un sapore totalmente diverso e per questo ringrazio Phil Mer, che ha collaborato con artisti del calibro di Pino Daniele, Zarrillo, i Pooh, Renga, Giorgia e tanti altri».

Valentina Iannone

Facciamo un breve passio indietro nel tempo, quando e come ti sei avvicinata alla musica?

«All’età di 5 anni, mentre mia madre mi teneva per mano nell’atrio della scuola poco prima che suonasse la campanella, vidi una locandina che pubblicizzava dei corsi di musica. Fu allora che iniziai il mio percorso. Con il tempo, tra alti e bassi, non ne ho potuto mai farne a meno. Credo molto nel destino e ritengo che le cose non accadano per caso. La musica mi ha scelto prima che io lo capissi consapevolmente».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato la tua crescita?

«Ascolto e studio musica da sempre, dall’età di 5 anni. Sicuramente il cantautorato pop italiano e internazionale ricopre un posto speciale nel mio cuore».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti l’attuale livello di proposte discografiche?

«Cerco di focalizzarmi sulla mia strada e sul mio percorso, cercando di raccontare le emozioni senza snaturarmi. Il mio è uno spirito ottimista: l’importante è essere se stessi e non risultare poco sinceri».

Obiettivi e sogni nel cassetto per il futuro?

«Il mio sogno è quello di vivere di musica ogni giorno. E in effetti, è anche un obiettivo: mi impegno ogni giorno affinché possa diventare realtà».

Per concludere, che messaggio ti piacerebbe riuscire a trasmettere a chi ascolterà “Ad alta voce”?

«Credo di poterlo racchiudere in questa frase: “Se vuoi un cambiamento devi crearlo dentro. Abbi il coraggio di essere te stesso”». 

© foto di Antonello Trezza

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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