Vasco Brondi Paesaggio dopo la battaglia

Recensione del nuovo e atteso album del cantautore

Pochi artisti in Italia, negli ultimi anni, possono dire di aver costruito un percorso coerente come quello scelto da Vasco Brondi. Tutto è iniziato con Le Luci della Centrale Elettrica: un progetto o forse ancor di più un concetto portato avanti con dedizione. Canzoni scritte per viaggiare e andare lontani stando fermi, semplici ma allo stesso tempo piene zeppe di riferimenti e continui rimandi a situazioni distanti. Oggi Le Luci delle Centrale Elettrica non esistono più, esiste semplicemente Vasco Brondi, un cantautore che sa chi è e cosa vuole proporre, fregandosene altamente delle leggi dettate dal mercato e delle mode del momento. Paesaggio dopo la battaglia è il titolo del suo nuovo progetto discografico di inediti, pubblicato lo scorso 7 maggio dalla sua etichetta Cara Catastrofe con distribuzione Sony Music Italy. L’album, che arriva a quattro anni di distanza dall’ultimo lavoro in studio, è stato anticipato dai singoli Chitarra nera e Ci abbracciamo.

Il contesto

Paesaggio dopo la battaglia è un album che, dopo i mille viaggi dei dischi precedenti, riporta l’artista a casa: l’Italia c’è e si sente. Brondi ama immergersi nei colori e nei rumori della pianura, nelle storie di provincia e nei suoni che rendono l’album molto più analogico di quando ci si potrebbe attendere. Il cantautore sa mischiare racconto e poesia, lo ha sempre fatto ed è cresciuto tantissimo da questo punto di vista. Con i progetti firmati La Luce delle Centrale Elettrica l’artista si era spinto verso un continuo allontanarsi e avvicinarsi dal centro, qualsiasi esso fosse. Ora, con questo nuovo lavoro, il fulcro sembra meno certo, come fosse annebbiato e messo a servizio del racconto. Ci sono le trame, ma quello che colpisce di più, già dal primo ascolto, è il continuo ribaltarsi di situazioni passate e future. Piccole storie che vengono messe al servizio della poetica e del linguaggio tipico del cantautore, che ricama con intelligenza quello che alla fine de conti risulta come il suo album più “cinematografico”.

Vasco Brondi Paesaggio dopo la battaglia

Le canzoni 

Cinematografico per il modo di raccontare le storie scelte, per il dettagliato e sempre preciso metodo che il cantautore ha di descrivere il mondo che lo circonda, dando molta più importanza ai piccoli dettagli che al quadro completo. La fotografia sulla copertina, scattata da Luigi Ghirri, è probabilmente il miglior modo per spiegare quello che si può trovare all’interno dell’album. “Per potarti in mare aperto, in terre mai viste, in chiese, in supermercati dove noi non ci siamo mai inginocchiati, sempre troppo impegnati a cercare cose giuste nei posti sbagliati”, inizia così il racconto del disco, in un brano chiamato 26000 giorni, titolo che rappresenta l’aspettativa di vita media mondiale, con il quale il cantautore si immerge e allo stesso tempo permette all’ascoltatore di potersi immergere in questo particolare viaggio.

Un viaggio in cui l’artista propone la sua visione del mondo, ricordandoci fra le altre cose l’importanza per un Paese di essere abitato da gente con dei dubbi (nel singolo Ci abbracciamo), in cui l’invito finale è un semplice ma efficace “amate e fate quello che volete”, ripreso dalla massima di Sant’Agostino “ama e fa ciò che vuoi”.  Si torna a parlare di luoghi nella struggente Città aperta, in cui i citati Colli Euganei rappresentano uno sguardo senza tempo verso un posto dove potersi rifugiare tra “i cinghiai e le stelle cadenti”. Degna di nota è poi l’accoppiata title track e Mezza nuda, la prima una canzone da De Gregori 2.0, che descrive l’Italia di oggi senza dimenticarsi quella di ieri e soprattutto senza negarsi uno sguardo verso quella di domani. La seconda, invece, è una poesia messa in musica densa di malinconia positiva, in cui l’artista sembra capace di far riaffiorare i ricordi senza lasciarsi travolgere: “le leggi dell’universo non sono quelle di questa città, non confondere le nostre brevi vite con l’eternità”.

Un altro tema che esce tra le tracce del disco è quello del cambiamento. Tutto cambia nell’universo e noi non possiamo farci nulla, possiamo semplicemente penderne atto. Ci imbattiamo in battaglie perse in partenza semplicemente per avere continuamente qualcosa in cui credere. Di questo si racconta in Due animali in una stanza, brano che parla di futuro legandosi continuamente al presente. C’è spazio anche per un vero proprio inno dedicato al mare Adriatico (nel brano Adriatico) e all’idea di cercare qualcuno chiedendo aiuto al mondo stesso, come accade in Luna crescente. Dopo il racconto di Chitarra nera, il pezzo meno immediato dell’album, la conclusione è affidata alla dolce chitarra acustica del brano Il sentiero degli Dei, che chiude con una delle frasi più belle del progetto: “siamo solo due forme di vita sul terzo pianeta del sistema solare, due forme di vita sul terzo pianeta del sistema solare”. Noi umani ci crediamo invincibili e giganti, ma non siamo altro che minuscole figure insignificanti per l’universo.

In conclusione

Vasco Brondi - Paesaggio dopo la battaglia

Alla fine dei conti Vasco Brondi è rimasto quel cantautore da “spiaggia deturpata” dei suoi esordi, solo musicalmente più formato. Le canzoni, che prima erano cartoline nostalgiche di una generazione in balia degli eventi e senza punti di riferimento, oggi si sono trasformate in storie personali in cui chiunque può riconoscersi. La provincia grigia e fredda rimane presente, ma Brondi ne coglie anche i tratti positivi. In un mondo sempre più frenetico, beato chi ci consiglia di sederci in un prato per far rallentare i pensieri. Paesaggio dopo la battaglia è un elogio alla calma. Nel titolo il “dopo” fa già capire che si sta parlando di qualcosa che è già successo, e infatti il passato è un tema ricorrente, ma viene continuamente legato al futuro. Vasco Brondi continua a fare quello che gli piace e lo fa bene, e per ora questo basta e avanza.

Migliori tracce | Paesaggio dopo la battaglia, Mezza nuda

Voto complessivo | 7.9/10

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Paesaggio dopo la battaglia | Tracklist e stelline

  1. 26000 giorni ★★★★★★★½☆☆☆
    []
  2. Ci abbracciamo ★★★★★★★½☆☆☆
    [Vasco Brondi, Aurora Bauzà, Pere Jou]
  3. Città aperta ★★★★★★★½☆☆
    []
  4. Paesaggio dopo la battaglia ★★★★★★★☆
    []
  5. Mezza nuda ★★★★★★★★★½☆ 
    [Vasco Brondi, Federico Dragogna]
  6. Due animali in una stanza ★★★★★★★½☆☆☆
    [Vasco Brondi, Federico Dragogna, Angelo Trabace]
  7. Adriatico ★★★★★★★☆☆☆
    []
  8. Luna crescente ★★★★★★★☆☆☆
    []
  9. Chitarra nera ★★★★★★★★☆☆ 
    [Vasco Brondi, Federico Dragogna]
  10. Il sentiero degli Dei ★★★★★★★½☆☆
    []
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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

By Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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