Viola Thian: “Sento di avere dentro tante cosa da raccontare” – INTERVISTA

A tu per tu con l’artista marchigiana, in uscita con il suo album d’esordio intitolato “Sottozero”

Anticipato dal singolo “Bono Vox” e dal featuring con Zic (qui la nostra recente intervista), arriva negli store digitali e su tutte le piattaforme streaming a partire dal 10 maggio “Sottozero”, il primo lavoro in studio di Viola Thian. Sette tracce che mettono in risalto le capacità comunicative dell’interprete di Fano, tra inediti interessanti e l’aggiunta dell’ispirata cover di “Sayonara” di Gazzelle. Realizzato per l’etichetta Rossoarancia e distribuito da Warner Music Italy, il disco si dimostra piacevole sin dal primo ascolto, discostandosi dagli attuali diktat discografici perché va a riscoprire uno spirito e una profondità d’altri tempi, senza scalfire alcun principio di contemporaneità.

Ciao Viola, partiamo dal tuo album d’esordio “Sottozero”, com’è nato e cosa rappresenta per te?

«“Sottozero” è molto importante per me, inutile dirlo. E’ il mio primo disco ed ha richiesto tanto lavoro ed impegno; sono molto soddisfatta del prodotto finale ed entusiasta di poterlo finalmente proporlo al pubblico. Rappresenta in qualche modo il mio primo vero passo verso il mondo della musica, come se avessi timbrato il biglietto e varcato la soglia, forse è questa la metafora che meglio esprime la mia sensazione nel far uscire l’album».

A livello di tematiche, cosa hai voluto portare con te all’interno di questo tuo biglietto da visita musicale?

«In “Sottozero” si parla di parecchie cose, credo sia un disco che spazia abbastanza a livello di temi. Due brani si assomigliano in questo, nel senso che li abbiamo realizzati cercando di esprimere un argomento in due modi differenti, ma per il resto ogni canzone porta con sé un messaggio a sé stante. Si parla di viaggi esistenziali, della condizione dell’artista nel mondo musicale moderno, di amore.. insomma di tante cose».

Dal punto di vista musicale, invece, quali sonorità hai voluto abbracciare? 

«Questo primo disco abbraccia la musica pop, con qualche riferimento all’indie, sia a livello di testi ma anche di scelte musicali perchè per esempio la cover che ho voluto inserire è “Sayonara” di Gazzelle. Per quanto riguarda le sonorità, sono contemporanee in alcuni brani e più ricercate in altri, infatti c’è una differenza sostanziale tra la prima parte delle canzoni e l’ultima poiché abbiamo deciso di arrangiare alcuni brani in maniera più acustica. Alcune canzoni dovevano dire una cosa in un determinato modo, perciò avevano bisogno di un “vestito” diverso».

“Bono Vox” è il titolo del singolo designato per accompagnare l’uscita del disco. Cosa racconta e com’è nata la collaborazione con Zic?

«“Bono Vox” parla di amore, di emozioni forti, di ricordi e nostalgia. Ho conosciuto Lorenzo (Zic) quando ho suonato ad un evento benefico a Firenze, abbiamo legato e quando è arrivata l’idea di realizzare un duetto ho subito pensato a lui, sarebbe stato perfetto per quello che avevo in mente. Dopodiché mi ha fatto ascoltare il brano e da subito mi è piaciuto perchè esprime forza, energia e sensualità».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Ho scoperto la mia passione per la musica relativamente tardi, avevo all’incirca 14/15 anni e fino ad allora avevo praticato ginnastica ritmica a livello agonistico perciò avevo poco tempo da dedicare a qualcosa che non fosse lo sport. Dopo aver smesso ginnastica ho iniziato a capire che effettivamente mi interessava la musica..ero diventata curiosa, facevo ricerche, guardavo concerti in Tv e mi rintanavo nello studio di mio papà per poter cantare in santa pace, cercando di non disturbare i vicini.

Successivamente mi sono iscritta ad una scuola di musica nella mia città, ho conosciuto Tiziana Ciamberlini, la mia insegnante e grazie a lei ho imparato la teoria ma anche, e soprattutto, ad amare l’emozionalità che la musica riesce a farti raggiungere. Ad un concorso ho poi conosciuto Michele Giardina, mio attuale produttore e manager e dal 2016 lavoriamo insieme».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato il tuo percorso?

«E’ difficile rispondere a questa domanda perchè ascolto veramente tanta musica, voglio farmi contaminare da più generi e stili possibili, per arricchirmi e diventare più colta in ambito musicale. Se devo proprio scegliere però ti dico che Lucio Dalla, Tracy Chapman ed in generale la musica degli anni 70-80 ha una grande influenza su di me».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti il settore discografico di oggi?

«Beh, è un settore molto difficile perchè c’è sempre più offerta, sempre più artisti che si propongono sul mercato e diventa di conseguenza più difficile farsi notare ed emergere, ma nonostante questo non mi è mai balenata in mente l’idea di mollare, credo in quello che voglio fare e sono una persona molto ostinata. So che devo fare musica altrimenti sarò infelice per tutta la vita, e questo è il motore che mi spinge».

Lo scorso anno sei stata protagonista di una serie di incontri in diverse scuole superiori per raccontare ai ragazzi la musica dei più grandi cantautori italiani. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

«Credo che poter incontrare i ragazzi nelle scuole sia una cosa molto bella, sono stata rappresentante di istituto durante l’ultimo anno del liceo e sono rimasta molto affezionata all’idea di essere in qualche modo portavoce degli studenti. Mi piaceva l’incarico che rivestivo e perciò è nata l’idea di parlare del panorama musicale italiano nelle scuole».

Quanto è importante conoscere il nostro passato per comprendere al meglio l’attuale scenario musicale?

«Secondo me è molto importante, come dicevo prima intendo farmi contaminare da molta musica, anche da quella più lontana perchè, come si impara a scuola, è importante conoscere il passato anche se non l’abbiamo personalmente vissuto, poiché potrebbe costituire la base di quello che intendiamo costruire nel futuro».

Quali sono i tuoi obiettivi futuri e/o sogni nel cassetto? 

«Un sogno nel cassetto che mi piace sempre ricordare è quello di sperare di realizzare almeno un brano che resti seriamente nel cuore delle persone, non perchè sia il solito motivo estivo o tormentone, ma perchè vorrei un giorno essere capace di creare qualcosa in cui la gente si possa riconoscere ed identificare. A me succede spesso con alcune canzoni, ci piango, ci rido, mi arrabbio.. insomma l’artista che ha scritto quel brano è riuscito a farmi arrivare le sue emozioni, e credo sia una cosa estremamente potente».

Per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Vorrei far arrivare al pubblico la vera me, perchè sento di avere dentro tante cosa da raccontare, devo solo trovare il modo migliore per farlo e “Sottozero” è solo l’inizio!».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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