Virginio: “Canto la leggerezza e la voglia di sentirsi liberi di sbagliare – INTERVISTA

A tu per tu con il cantautore vincitore della decima edizione di “Amici”, in uscita con il singolo “Cubalibre”

Dopo aver intrapreso un nuovo percorso artistico con Semplifica e Rischiamo tutto, per Virginio è tempo di mettersi alla prova con il terzo tassello che anticipa l’uscita del suo nuovo progetto discografico. “Cubalibre” è un brano che prosegue un discorso sia sonoro che per quanto concerne il contenuto, regalando all’ascoltatore un messaggio positivo, spronandolo ad una riflessione. Dopo un intenso periodo in cui si è concentrato sull’attività di autore scrivendo pezzi per Laura Pausini, Francesca Michielin, Chiara Galiazzo, Raf, Lorenzo Fragola e Carmen Ferreri, per l’artista di Fondi è arrivato il momento di dedicarsi completamente alle proprie interessanti nuove produzioni realizzate insieme a iMEAN e Saifam, realtà indipendenti che hanno condiviso e sposato l’intero progetto.

Ciao Virginio, bentrovato. “Cubalibre” è il tuo nuovo singolo, a cosa si deve questo titolo alcolico?

«In realtà il titolo è un pretesto, un’idea che mi è venuta durante il soggiorno all’Avana che ho accantonato per poi riprenderla dopo un paio d’anni. E’ venuta fuori questa canzone che parla di leggerezza e della voglia di sentirsi liberi di sbagliare, uno spunto che mi è venuto da uno scritto di Gandhi che dice “la libertà ha un senso se implica anche la libertà di sbagliare”».

Quali sono nello specifico le tue paranoie ricorrenti che citi nel ritornello? 

«Non ce ne sono di particolari, sicuramente sono figlio di una grande insicurezza, che è insita in chi cresce sentendosi sempre un po’ sbagliato, rincorrendo la voglia di perfezione, perché gli altri non devono mai accorgersi dei tuoi difetti. Col tempo ho imparato molto da tutto questo, “Cubalibre” è il passo successivo verso quella che è la libertà di sbagliare, lo ripeto perché è un concetto fondamentale sia per la mia strada musicale che per quella personale. Mi sento un po’ Benjiamin Button (sorride, ndr), perché sto facendo veramente un percorso al contrario».

E quali pensi che siano, invece, le paranoie più frequenti dell’attuale società? 

«Oggi la paranoia generale, secondo me, è sentirsi esclusi e diversi, spesso anche non all’altezza, perché l’attuale società ci porta inevitabilmente a produrre risultati. Me ne rendo conto anche attraverso i social network, se per un giorno non fai un post o non pubblichi qualcosa ti senti come se non avessi fatto niente, quando magari hai realizzato un sacco di cose. Questa è più una forma mentis che abbiamo oggi, piuttosto che una realtà oggettiva, però la società si nutre anche di queste cose».

Il pezzo inizia con la frase “Oggi metti su un pezzo indie e smetti di chiedere quindi”, cosa hai voluto dire esattamente? 

«Sono un fan di questa ondata che viene chiamata indie, anche se lo trovo un termine strano perché in realtà si tratta di un nuovo pop con dei tratti più cantautoriali e sonorità più rustiche. Ci sono tante cose che mi piacciono molto, da fruitore ho voluto esprime con questa frase il mio modo di intendere le cose, oggi metto su un pezzo indie, mi ascolto della musica e mi bevo un cuba libre e mi abbandono alla libertà di sbagliare».

“Cubalibre” è il terzo tassello di questo tuo nuovo percorso che anticipa il prossimo progetto discografico. Segue “Semplifica” e “Rischiamo tutto”, qual è il fil rouge di questi tre brani?

«L’elemento che accomuna questi pezzi nuovi è indubbiamente l’elettronica, un genere che non avevo fino ad ora mai sperimentato nelle mie canzoni, perché mi reputo figlio del britpop, sono cresciuto con i Coldplay e i Radiohead. Ho sempre fatto una musica suonata, ultimamente sento di aver trovato una strada ancora più personale grazie all’uso dell’elettronica, cercando di adattarla al mio mondo nella maniera più calda possibile, anche attraverso parole e terminologie che siano eleganti».

Cosa raccontano le immagini del videoclip ufficiale? 

«Ringrazio davvero tanto il regista Alessandro Coggiu, mi segue da diverso tempo e questo percorso in particolare l’ho iniziato insieme a lui, dal video di “Semplifica” a quello di “Rischiamo tutto”, fino a “Cubalibre” dove siamo riusciti a realizzare esattamente quello che volevamo, con riferimenti importanti che richiamano Bernardo Bertolucci e il suo film “The Dreamers”».

Una canzone che esce d’estate e che parla d’estate, ma che necessariamente non ambisce a diventare un tormentone?

«Nel momento in cui vuoi fare musica nella maniera più credibile possibile, non pensi se quella canzone sarà o meno un tormentone, se farà successo. Quello che realizzi deve essere coerente con quello che stai facendo, con il tuo obiettivo e con le produzioni precedenti. Sai, si possono scrivere anche cose molto belle anche a tavolino, ma le canzoni che compongo sia per me che per gli altri devono essere coerenti con ciò che sono e che ho fatto fino ad adesso».

Per concludere, se quello delle hit estive fosse un campionato, quale sarebbe il tuo obiettivo stagionale?

«Essendo un acquario sono molto ambizioso, trovo fondamentale il discorso della coerenza ma, al tempo stesso, voglio vincere (ride, ndr). Nel momento in cui gareggio, mi metto in gioco fino in fondo e punto in alto. Naturalmente sono consapevole del fatto di voler arrivare da un’altra parte, non conta esclusivamente il presente e basta, restare nel tempo per me è più importante che durare una stagione.

Ho fatto delle scelte ben precise proprio per fare in modo che non contasse esclusivamente il qui e ora, ma per costruire qualcosa che mi portasse da qualche parte, in maniera precisa, con tutti i sacrifici e le conseguenze del caso, ma non mi sono mai pentito di questa scelta. Voglio vincere la mia gara, ho bene a mente il mio obiettivo, che non è necessariamente lo stesso degli altri».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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