Maro Rotelli Carmen Pierra

Recensione del duetto tra i due giovani artisti

Vorrei volare” segna il ritorno musicale di Marco Rotelli dopo “Niente” uscito a settembre 2020  (qui il link alla nostra ultima intervista a Marco). Questa volta il cantautore e trombettista, diplomato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano si avvale della collaborazione di Carmen Pierri, giovanissima ultima vincitrice di “The Voice of Italy”.

Passi se ne sono fatti e a volte anche molto complicati” ci ha raccontato direttamente Marco per presentare questo brano (qui il link per rivedere la puntata di RecensiamoOnTwitch in cui è stato nostro ospite). E questo è un passo nuovo per Marco che propone un singolo prodotto da Kikko Palmosi e scritto con l’amico e autore Simone Sassone.

Vorrei volare era nel cassetto da un po’ di tempo, come spesso capita ho atteso il momento giusto perché in duetto poteva avere maggiore senso. E’ arrivata Carmen che è la voce perfetta che ha fatto nascere oltre che una buona collaborazione anche un bel risultato“. Queste le parole di Marco che ci racconta il nuovo duetto  dopo l’esperienza già registrata qualche anno fa con Deborah Iurato per ‘Fermeremo il tempo’.

Quello che affiora al primo ascolto è che non sia un esperimento costruito a tavolino per arrivare ad un risultato. Le due voci si amalgamano perfettamente ed anzi, nessuno toglie niente a nessuno, brilla Marco come Carmen, ognuno nel proprio mondo che sembra essere molto definito anche nell’interpretazione vocale.

Marco Rotelli Carmen Pierri

Vorrei volare” segue le logiche di un pop giusto, fatto bene e appassionato. La voce di Marco apre il brano con il suo timbro presente e importante quanto a spessore e personalità. Carmen, invece, riporta il brano nel suo mondo grazie ad una grande capacità di personalizzare con un modo di cantare e di fraseggiare totalmente moderno e poco italiano nell’espressività. Il ritornello è bello, non c’è altro da aggiungere quando un inciso funziona. Si fa addirittura fatica ad analizzare singolarmente le voci perché l’unione è perfetta, soprattutto nei momenti in cui i due timbri si intrecciano fra loro e diventano un tutt’uno.

Un plauso particolare va fatto per l’attenzione all’arrangiamento ed ai suoni.  La credenza degli ultimi anni ci aveva portato a pensare che le canzonette fossero da abolire, che ci fosse troppa omologazione per considerare il genere degno di attenzione stilistica. Questo brano invece abbatte ogni pregiudizio perché dimostra che esiste ancora la ricerca del giusto synt, della personalità nel suono dei drum o nell’equalizzazione di una voce senza affidare al mastering finale l’arduo compito di azzerare le frequenze che nella musica contano anche se non piacciono spesso alle radio.

La considerazione più grande è che “si può fare”. Si può dare fiducia e credere che il pop possa tornare ad essere dignitoso, purché fatto bene e cantato da chi ha dei contenuti che ne giustificano il mezzo.

Un’ultima considerazione invece é più importante ed è, si spera, una provocazione ai tanti giovani emergenti. Davvero pensate che per emergere bisogna fare la musica che piace alla gente ricopiando degli stampi già prefabbricati di prodotti commerciali a loro volta  frutto delle logiche commerciali? Se Marco Rotelli avesse voluto ammiccare alle radio forse noi non avremmo ascoltato “Vorrei volare” che é una bella canzone che racconta di un ragazzo che fa la musica che gli piace e che attraverso la propria passione e dedizione si ritaglia il proprio spazio.

La musica nasce dall’ispirazione, mai da una calcolatrice. Si può piacere, si può essere passati dalle radio oppure essere ascoltati da mamma e papà, l’importante è, nell’arte come nella vita, cantare a testa alta. Per questo motivo ci sentiamo di promuovere a pieni voti “Vorrei volare“, attestato di coraggio e coerenza, ma soprattutto di ispirazione per la musica pop italiana che deve  tornare a coesistere con tutto il resto.

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Vorrei volare | Testo

Milioni di voci e respiri che
muovono l’aria di questa città
dietro uno schermo colori più limpidi
per dare un filtro alla normalità
ma di ricordi appannati tu non ne hai
quelli che è dura cancellarli sai
io li nascondo, li fermo, li tengo qui
in questo cuore che non si sa mai

Dovrei gridare al mondo soltanto che
che questa vita non ha un senso se
non posso averti, toccarti e riconcorrerti
mentre fingi di nasconderti, dai

Vorrei volare
per affondare
i tuoi occhi dentro ai miei
e poi rivedere il sole all’improvviso
senza ombre sul tuo viso

Vorrei vedere
dov’è la fine
di questo arcobaleno che
sembra attraversare il mare
e lasciami sognare
che c’è tempo per tornare
se tu adesso non ci sei

Milioni di passi invisibili
tengono il tempo di questa città
ognuno in cerca di occhi più simili
a quelli persi troppo tempo fa
ma sembra strano gridare per dire che
che questa vita non ha senso se
non posso averti, toccarti e risponderti
tu che sei nato per confondermi, sai

Vorrei volare
per affondare
i tuoi occhi dentro ai miei
e poi rivedere il sole all’improvviso
senza ombre sul tuo viso

Vorrei vedere
dov’è la fine
di questo arcobaleno che
sembra attraversare il mare
e lasciami sognare
che c’è tempo per tornare
se tu adesso non ci sei

E sembra attraversare il mare
e lasciami sognare
che c’è tempo per tornare
se tu adesso non ci sei

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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