A tu per tu con la band calabrese, in uscita con il loro singolo d’esordio intitolato “Danyla

Ciao ragazzi, partiamo dal vostro singolo “Danyla”: com’è nato e cosa rappresenta esattamente per voi?

«Stiamo ultimando il nostro primo disco. “Danyla” spicca tra gli altri brani scritti per la sua diversità sonora. Stiamo cercando di dare all’album un’impronta che va a mischiare il Punk, il Rock, il Reggae, lo Ska e perché no, anche qualche nota “mariachi”. Tutti stili che vengono dal nostro background personale. “Danyla” ha un sapore anni ’60, anche se “graffiata” da un inizio e da una fine in pieno mood Wallace, non abbiamo regole, ci piaceva quel mondo, lo abbiamo affrontato, anzi, ci siamo catapultati dentro con un pizzico di invidia, nei confronti di chi quegli anni li ha vissuti davvero».

Quali tematiche e quali sonorità avete voluto toccare in questo vostro biglietto da visita musicale?

«Le tematiche variano. Sicuramente cerchiamo di scrivere le cose nella maniera più’ diretta possibile, scriviamo come parliamo. Le sonorità sono tante tutte racchiuse da un unico collante che è il rock, quello suonato, senza l’ausilio di computer e plug-in ma solo mani, corde, sudore, sigarette e birra».

Venite da un lungo trascorso di musica suonata dal vivo, come siete riusciti a coniugare e concentrare la vostra spiccata attitudine live in studio?

«In studio ci comportiamo come se suonassimo dal vivo. Le registrazioni vengono fatte in presa diretta. Proprio per lasciare il senso di “sporco e non preciso” che rende molto più umana e viscerale una canzone. Una sorta di controtendenza, proprio adesso che quasi tutta la scena musicale è in balìa dell’autotune».

Cosa avete voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip del singolo “Danyla”?

«Ci piace il surrealismo. Ci piace destabilizzare, non essere scontati. il videoclip di “Danyla” vuole e non vuole rappresentare nulla. C’è sicuramente dentro, un velo sarcastico di tristezza che racchiude lo stile di vita di noi musicisti, le serate passate ad abbassare il volume, suonare ed essere snobbati, le porte in faccia, i compromessi per essere notati, tutto il lato oscuro della musica insomma, li dove finiscono gli applausi».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come vi siete conosciuti e quando avete deciso di dare vita al vostro progetto musicale?

«Ci conosciamo da circa vent’anni. suoniamo insieme, tra alti e bassi, almeno da diciannove. Stanchi dei soliti repertori danzerecci, stanchi di far ballare le persone con i ricchi e poveri, abbiamo deciso di dare vita a un qualcosa dove potevamo sfogarci musicalmente. Quindi da prima abbiamo fatto un repertorio super rock di cover e abbiamo suonato in lungo e in largo, subito dopo nasce l’idea di fare un disco di inediti, rimanendo sempre attaccati come stile al mondo che avevamo scelto».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato il vostro percorso?

«Vivendo di musica, abbiamo acquisito una visione a 360 gradi, confrontandoci negli anni con qualsiasi stile. Poi se parliamo di gusto personale e cosa ci piace veramente, non basterebbe un’enciclopedia per spiegarlo bene».

Con quale spirito vi affacciate al mercato e come valutate l’attuale settore discografico?

«Abbiamo la fortuna di essere abbastanza disincantati e di aver capito a fondo i meccanismi discografici, dopo vent’anni di palchi grandi e piccoli e gente seria e meno seria, ci siamo fatti la nostra idea. Di base, pensiamo che grazie ai social se una canzone è bella e funziona, va da se, senza l’utilizzo di sponsorizzazioni, soldi e uffici stampa. Naturalmente, in un percorso discografico sono tutte cose che aiutano ma per esperienza passata, ci siamo accorti che non basta. Deve essere un’insieme di sinergie che viaggiano tutte insieme».

Quanto influisce la vostra terra e le vostri origini all’interno delle vostre composizioni?

«Veniamo da una terra dove ironizzare sulla tragedia è un’arte da secoli. Abbiamo nel nostro DNA un cinico sarcasmo che ci permette di affrontare fatti scomodi per poi ritrasformarli e raccontarli con leggerezza. Questo è quello che ci ha insegnato  il bar di quartiere, verso le 15:00 quando vai a prenderti il caffè».

Danyla” è il primo inedito estratto da quello che sarà il vostro primo album, dal titolo “Molta panna molto zucchero”, cosa potete anticiparci a riguardo?

«“Molta panna molto zucchero” è un insieme di inediti uniti da una matrice rock che poi si dirama in Punk, Ska, Reggae e un po’ di Valzer. Racconta di noi, della vita che facciamo, dei nostri amori, dei nostri fallimenti, del nostro essere felici nonostante tutto».

Per concludere, dove e a chi desiderate arrivare con la vostra musica?

«Il desiderio è quello di arrivare a chiunque. Senza distinzione di sesso età o condizione sociale. Vorremmo ci ascoltassero tutti. Ma proprio tutti».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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