Walter Ricci: “La musica è viva, si muove nell’universo e ti restituisce qualcosa” – INTERVISTA

Walter Ricci

A tu per tu con Walter Ricci in occasione dell’uscita dell’album “Neapolis Mambo”, fuori da venerdì 16 gennaio. La nostra intervista all’artista partenopeo

Con “Neapolis Mambo“, disponibile dallo scorso 16 gennaio, Walter Ricci apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico e lo fa scegliendo la strada della contaminazione più naturale possibile: quella che nasce dalla curiosità, dall’ascolto e dal desiderio di esplorare senza confini.

Cantante e pianista jazz tra i più versatili della scena italiana, Ricci costruisce un album che mette in dialogo il jazz con i ritmi caldi del Sud America e le melodie del Mediterraneo, fondendo mambo, cumbia, son, rumba, conga e cha cha cha in un linguaggio personale e riconoscibile. Il napoletano, sua lingua madre, diventa veicolo emotivo perfetto per attraversare questi mondi sonori, adattandosi con sorprendente naturalezza a ogni ritmo.

“Neapolis Mambo” segna un nuovo capitolo del tuo percorso. Come si è sviluppato il processo creativo di questo progetto?

«”Neapolis Mambo” nasce da una profonda curiosità musicale e da una ricerca di sound. Abbiamo lavorato partendo da ritmi caldi come mambo, cumbia, son, rumba e cha cha cha. È un album “esotico”, ma costruito con una piccola orchestra jazz: canzoni che profumano di Mediterraneo e l’energia del Sud America si intrecciano fino a formare l’identità sonora del disco». 

Il singolo “’O pianoforte” sembra racchiudere perfettamente lo spirito dell’album: che ruolo ha questo strumento nella tua vita e nel racconto del disco?

«“’O pianoforte” è una canzone importante di questo album. È un brano felice, un po’ ironico ma anche profondo. Direi che è il pezzo più autobiografico». 

Tutto l’album è registrato con strumenti acustici. In un’epoca dominata dal digitale, quanto è stato importante per te preservare un suono autentico?

«Volevo mantenere un suono acustico e vivo. L’idea era quella di portare al pubblico una musica da ballare con strumenti veri. È una scelta legata a questo progetto: in futuro non escludo di contaminare la mia musica con suoni elettronici». 

Nel disco convivono Sud America e Mediterraneo: cosa hanno in comune, secondo te, queste due anime così lontane geograficamente ma così affini emotivamente?

«Sud America e Mediterraneo sono lontani sulla carta, ma vicinissimi nella temperatura emotiva. Sono luoghi dove la musica è carnale, calda e malinconica». 

Hai collaborato con artisti italiani e internazionali molto diversi tra loro. Cosa ti porti dietro da questi incontri quando torni a comporre la tua musica?

«Ho avuto la fortuna di incontrare artisti che mi hanno insegnato tantissimo, anche dal punto di vista umano, e inevitabilmente hanno contribuito alla mia formazione». 

Quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgoglioso del tuo percorso finora e di “Neapolis Mambo”?

«Sono orgoglioso del fatto che “Neapolis Mambo” non si accontenti di replicare formule già note, ma cerchi connessioni nuove tra linguaggi diversi. Sono molto felice che questa musica arrivi a un bel numero di persone. È una grande gioia». 

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«Ho imparato che la musica è viva. Si muove nell’universo e ti restituisce qualcosa, se si ha la costanza di coltivare l’amore per lei». 

Scritto da Nico Donvito
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