L’incontro con gli ultimi due eliminati del popolare talent show targato Sky, giunto all’undicesima edizione

X-FactorQuella di giovedì scorso è stata decisamente la puntata con maggiori sorprese, soprannominata ironicamente “black thursday” dal bravo conduttore Alessandro Cattelan: ad abbandonare il palco di X Factor sono stati ben due concorrenti, Rita Bellanza e Andrea Radice. Approdano alla semifinale, invece, Samuel Storm (unico componente della categoria Under Uomini di Fedez), i Ros e i Måneskin (tra i Gruppi di Manuel Agnelli) e Enrico Nigiotti e Lorenzo Licitra (per gli Over di Mara Maionchi), mentre Levante è rimasta a quota zero concorrenti per le sue Under Donna. Scopriamo insieme le dichiarazioni degli ultimi due eliminati, all’indomani della loro esclusione.

Ciao Rita, sinceramente, hai sentito un po’ il peso delle aspettative e l’appellativo di vincitrice annunciata?

«Direi di si, non sono riuscita a gestire le emozioni dopo il bootcamp. Onestamente non mi sono mai sentita un ‘diamante’, come mi avevano chiamato all’inizio in molti, non penso di avere nulla di superiore agli altri, se non un timbro molto personale, ma come la maggior parte degli interpreti. Mi hanno definito malinconica e struggente, senza pensare che nessuno dei concorrenti potrà mai mostrare tutto se stesso su quel palco, ci saranno sempre dei lati nascosti che spero di poter tirare fuori presto, per far ricredere le persone che mi hanno voluta vedere fuori».

A tal proposito, sei stata presa un po’ di mira dal web, dai cosiddetti “leoni da tastiera”, cosa non hanno capito di te?

«All’interno del loft non avevamo cellulari e internet, vivevamo in una bolla e questo credo sia stata per me una fortuna, una sorta di protezione, le critiche non mi sono arrivate, mentre adesso rimbalzano, nel senso che le ascolto ma prendo in considerazione solo quelle costruttive. Ho comunque sentito tutto il peso della scelta di Gianni Morandi, che ringrazierò all’infinito, non tanto per i fischi in studio, ma più per il giorno dopo perché mi sono sentita veramente uno schifo, perché dopo un’esibizione del genere non mi sarei salvata nemmeno io, sono schietta e non ho problemi ad ammetterlo, ma da quel momento mi sono sentita ancora più pressione addosso. Da un lato ho cominciato a tirare fuori ‘la cazzimma’, ma ormai era troppo tardi, i giochi erano fatti».

Con Levante hai instaurato un rapporto molto intenso sin dall’inizio, com’è stato lavorare con lei?

«Mi ha arricchito moltissimo, perché non l’ho mai vista come giudice, ma come una figura artistica dalla quale apprendere il più possibile. E’ una persona vera e molto umile, mi sono trovata molto bene con lei. Mi ha sempre spronato a dare il meglio di me, come facevo in sala prove, incitandomi ad affrontare il peso del palco, ha sempre avuto ragione e per questo motivo sono molto arrabbiata con me stessa. Forse mi ha penalizzato la poca esperienza, ma senza di lei non sarei arrivata fin qui, artisticamente e umanamente mi ha dato tanto».

Per concludere, con tutta la schiettezza che ti contraddistingue, chi vincerà X Factor 11?

«Credo i Maneskin, ma spero anche Lorenzo Licitra, due cose completamente diverse ma entrambi se lo meritano allo stesso modo. Lorenzo ha una grande sensibilità, è un grand’uomo, mentre Damiano ha un’estensione pazzesca, sul palco è spietato. Anche Samuel Storm è forte, anche se mi piaceva più all’inizio, lo trovo un po’ calato come me. Enrico Nigiotti, invece, scrive delle robe pazzesche e suona la chitarra in maniera impressionante, mentre i Ros sono una band completa e mi piacciono moltissimo. Sinceramente, non so quanto sia figo vincere questo programma, a parte qualche eccezione, quanti vincitori sono andati avanti? Non basta il titolo per avere la certezza di avere un futuro, tutti noi dobbiamo andare avanti e fare il nostro percorso».

Ciao Andrea, comincio anche con te con un pronostico: chi sarà il vincitore?

«Difficile dirlo, a questo punto della gara sono rimasti solo ragazzi con un enorme talento. Sicuramente posso dirti per chi faccio il tifo, ovvero Enrico Nigiotti, che considero un po’ come il mio fratello maggiore. Trovo abbia un talento eccezionale nello scrivere e, secondo me, meriterebbe davvero di vincere».

Quale credi sia il valore aggiunto che Mara Maionchi ha saputo dare ai ragazzi della propria squadra?

«E’ riuscita a dare spazio alle nostre idee ma anche a valorizzarci, perché ha tirato fuori delle cose che non sapevo di avere dentro di me. Molte sue assegnazioni mi hanno spinto a realizzare cose che non avevo mai fatto, mi ripeteva sempre di essere in possesso di uno strumento naturale in grado di andare oltre i miei gusti personali e, credo, c’avesse ragione. Ognuno di noi ogni tanto dovrebbe guardarsi da fuori, solo così si può capire in maniera razionale in quale direzione artistica andare».

Se dovessi fotografare un momento di questa avventura, quale immortaleresti?

«La serata di ieri, nonostante l’uscita, perché ho cantato una canzone scelta e voluta da me e credo di essere uscito per quello che sono veramente. Sono sempre stato molto attento alle parole dei giudici, sia nel bene che nel male, però nell’ultima puntata non li ho capiti molto, perché dopo la mia prima esibizione mi hanno detto delle cose bellissime, mentre alla seconda mi hanno eliminato. Non credo abbiamo seguito una strategia, dico solo che non ho compreso questa dinamica. Nonostante questo, la serata di ieri me la porterò nel cuore con estrema gioia».

Qual è l’insegnamento più grande che ti ha lasciato X Factor?

«Sono tanti gli insegnamenti, per fortuna. Farò sicuramente tesoro dei consigli di Mara, ma anche dei suggerimenti degli altri giudici e degli autori. A me piace confrontarmi con tutti, credo che ogni punto di vista possa arricchirmi, sapere come ti vedono gli altri all’esterno è un passo necessario e maturo. Ho partecipato ai casting proprio con la volontà di diventare più adulto e responsabile, penso di esserci riuscito e questa è una cosa che mi fa stare bene».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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