X-Factor 13: è un gioco a perdere – Le pagelle della terza puntata di live

Le pagelle della terza puntata dei live

Con grandissima sorpresa l’Hell Factor arriva prima ed in modo implacabile. Due eliminati alla terza puntata non si erano mai visti e mettono un po’ più di pepe una trasmissione che si stava irrimediabilmente spegnendo. Diciannove esibizioni, di cui dieci di un minuto, per un’ incredibile mole di lavoro a cui mi dovrò accingere. Quindi bando alle ciance ed andiamo subito al sodo.


Lorenzo Rinaldi: Sostanzialmente noioso, giustissima la sua eliminazione. Let Her Go (voto: 5) resa ancora più banale di quello che già è: senza mordente alcuno. Baby, I Love You, viene stravolta non assomigliando più molto al pezzo dei Ramones e questo è un male. L’esibizione è migliore di quella precedente, tuttavia manca quel guizzo che la renderebbe meravigliosa. Voto: 6.5

Sierra: Enfasi (voto 7+) è un inedito molto tamarro ma con delle buonissime idee alle spalle. Sulla base dei Milky Chance, si parla di amore e di sentimenti in un modo molto moderno, fin troppo. Molto molto peggio, invece, la rivisitazione di De Andrè de Le Acciughe Fanno Il Pallone (voto: 3), un voler a tutti i costi rendere fresco ed intrigante qualcosa che lo era già di per sè. La trap non è parmigiano, non sta bene su tutto.

Giordana Petralia: Una delle vere sorprese dell’edizione. Anche senza la sua fedele compagna Dafne riesce a cavarsela. Deve imparare a dosare la voce, perchè tende ad urlare troppo ma ci sono delle solide basi su cui lavorare. Wicked Game (voto: 8+) è delicata, dolce e ben realizzata, emozionando. Peccato solo per i vocalizzi. Molto carina anche la versione di Bellyache, forse troppo particolare per piacere davvero al pubblico. (Voto: 7+)

Eugenio Campagna: Prima un bellissimo pezzo di Samuele Bersani, En e Xanax (voto: 9) interpretato magistralmente con sopraffina eleganza poi un inedito, Cornflakes (voto: 5) decisamente troppo indie. Eugenio dimostra di nuovo la sua suprema capacità da interprete ma la basicità da cantautore: un problema comune a tutta la scena indie attuale.

Booda: I più grintosi in assoluto. Hey Mama (voto: 9+) è una bomba incredibile, loro sanno muoversi, tengono il palco in maniera fantastica e si scatenano. Anche All Or Nothing (voto: 9) regala delle gioie, pure dischiudendosi su un tappeto elettronico.

Nicola Cavallaro: Non si ha bene idea di cosa fare di questo over, che passa indifferentemente da un genere all’altro. Love is a losing game (voto: 8/9) è una piccola perla, reinterpretata con il graffiato caldo tipico di Nicola. D’altro canto però arriva la canzone che c’entra poco o niente con quanto sentito finora, Happy di Pharrell Williams (voto: 5) che cerca di reinterpretare scadendo un po’ nella caciara. Peccato però perchè potrebbe essere il vincitore destinato ma non troppo gradito.

Seawards: Usciti ormai dalla loro comfort zone, i Seawards si dilettano sempre di più a sperimentare. Iniziano con un brano rock carico di sfumature come Dream On (voto: 8) che loro trascinano con forza nel loro mood, senza però snaturarlo ma facendolo sembrare come un qualcosa di perfettamente normale, come se suonasse da sempre così. Vedrai vedrai è onirica, non perfettissima e precisa, ma con diverse stonature, eppure ti porta lontano (lontano), in una dimensione sovra spaziale. Voto: 7.5

Sofia Tornambene: Abbiamo già parlato della bellezza di A Domani Per Sempre (voto: 8), un inedito carino, piacevole e scorrevole che però non può rivaleggiare con altri pezzi passati da quel palco. Sofia si dimostra delicata ed intimista e fin troppo cosciente di sè stessa per avere 16 anni. C’est la vie (voto: 7+) si veste di abiti nuovi e dona alla sua interprete una sofferenza ed un testo in cui non può assolutamente riconoscersi ma che cerca in tutti i modi di fare suo.

Marco Saltari: Viene eliminato al primo round con una esibizione non così precisa di Get Up Stand UpPurtroppo, però, il suo genere non trova terreno fertile qui in Italia e sarebbe comunque durato poco. Voto: 6.5

Davide Rossi: Ottimo potenziale dimostrato su Lately (voto: 8), che lo porta in atmosfere black che il giovane ragazzo pianista sente sue, meno capace sugli Arctic Monkeys, su cui si dimostra un po’ più impreciso ed insicuro e con poco mordente, facendo arrivare la canzone in atmosfere non sue. Voto: 7-

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Nicolò Giusti

Classe 1996, amo la musica da sempre e seguo qualsiasi cosa la riguardi. Aspettando dal 2011 la vittoria di un'altra under donna ad XFactor, continuo ad ascoltare quasi ogni genere. Editorialista per Recensiamo Musica dal dicembre 2016 mi occupo di XFactor e dello spazio emergenti.

Nicolò Giusti

Classe 1996, amo la musica da sempre e seguo qualsiasi cosa la riguardi. Aspettando dal 2011 la vittoria di un'altra under donna ad XFactor, continuo ad ascoltare quasi ogni genere. Editorialista per Recensiamo Musica dal dicembre 2016 mi occupo di XFactor e dello spazio emergenti.

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